Don Giovanni Minzoni, testimone del nostro tempo

23 agosto 2021, 98° anniversario della sua uccisione.
Ieri si è tenuta in Argenta la solenne celebrazione in memoria di don Giovanni Minzoni. L’Eucarestia celebrata dall’Arcivescovo di Ravenna-Cervia, Mons Lorenzo Ghizzoni, alla presenza di numerose autorità e di molti fedeli ha visto partecipare tutto lo scautismo, dal CNGEI alla FSE, dall’AGESCI al MASCI con una folta rappresentanza.
Ricordo che lo scorso anno, su iniziativa delle tre associazioni scout, era stato formalmente richiesto al Vescovo di aprire il percorso diocesano per la santificazione di don Minzoni. Poco tempo fa la Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna ha dato parere favorevole condividendo tale processo ed il Vescovo sta ora cercando un postulatore che prepari tutta la causa.
Per noi scout la vicenda di Don Minzoni, anche se lontana quasi un secolo, rimane vivissima testimonianza di fede e di virtù cristiana e amore per lo scautismo. Crediamo che la sua figura sia sempre da presentare e proporre, anche ai più giovani, quale testimone sincero e leale delle idee legate ai valori più profondi della spiritualità cristiana, dell’attenzione agli altri, della difesa della libertà personale e collettiva.
Certamente lo scautismo è stata l’ultima occasione che lo ha visto protagonista impegnato per la vitalità e la crescita dei suoi giovani prima di subire il violento attentato fascista e la conseguente morte. Forse anche per questo ci sentiamo emotivamente coinvolti nel perorare la causa di beatificazione, ma soprattutto riteniamo questa figura di sacerdote emblematica anche per i nostri tempi: dobbiamo tutti trovare il coraggio della coerenza con in nostri ideali, il coraggio della perseveranza nelle azioni, il coraggio di essere pronti a pagare di persona, coscienti che siamo solo strumenti nelle mani del Signore. Don Giovanni Minzoni è stato soprattutto un uomo di fede convinta, al servizio della sua comunità della patria e dei più giovani, testimone credibile perché le sue azioni davano seguito con coerenza alle sue parole, perché il suo martirio ha sancito con pienezza la conclusione della sua vita terrena.
Qualche tempo prima dell’assassinio annotava nel suo diario «….. come un giorno per la salvezza della patria offersi tutta la mia vita felice se a qualche cosa potesse giovare; oggi mi accorgo che battaglia ben più aspra mi attende. Ci prepariamo alla lotta tenacemente e con un’arma che per noi è sacra e divina, quella dei primi cristiani: preghiera e bontà. Ritirarmi sarebbe rinunciare a una missione troppo sacra. A cuore aperto con la preghiera che spero non si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo. La religione non ammette servilismi, ma il martirio»
Prepariamo pe tempo a celebrare il centenario della sua morte con azioni che possano farci cogliere in pieno l’attualità della sua figura e della sua testimonianza.
massimiliano costa

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