Ogni scout quando parte per un campo parte sempre con uno zaino pieno di esperienze e pieno di se.
Io invece sono partito con uno zaino vuoto, una chitarra e con poca esperienza e senza sapere a cosa andavo incontro: sapevo solo che andavo a “ giocare” con delle persone disabili, con delle persone che avevano tanta voglia di stare in compagnia e tanta voglia di sentirsi normali, assieme agli altri.
Un viaggio lungo, dalla Sicilia alla Puglia, un viaggio notturno in pullman un viaggio con tanti dubbi e tanti perché, ma una sola certezza: rendere felici gli altri.
Arrivato al campo di buon mattino ( 6,30 ) era come se stessero aspettando tutti me, il Capo campo mi riferiva che erano svegli dalle ore 05,00 del mattino, e non avevano più nessuna intenzione di dormire.
Neanche il tempo di disfare lo zaino, neanche il tempo di godere del mio posto letto, e mi metto subito al lavoro, mi chiamano subito nella camerata dove dormivano i disabili per svolgere il primo compito mattutino, doccia, barba, vestizione e infine accompagnamento per la colazione.
Non avevo mai avuto una esperienza di servizio simile, ma la gioia che c’era in me e la gioia che vedevo in loro superava qualsiasi difficoltà, superava qualsiasi imbarazzo, e la cosa più bella e più emozionante è stata quella di avere la sensazione di conoscerci da sempre, come se fossimo sempre stati insieme e avessi fatto loro la doccia ogni mattina, la verità era che ci conoscevamo da solo un’ora, ed era bastato solo un SORRISO per far nascere una nuova amicizia, un nuovo rapporto di grande rispetto era nato tra me e loro.
Assieme abbiamo trascorso tre giorni tra gioco, animazione, scherzi e perché no, anche gavettoni, nati con il grande gioco finale (il campo era ambientato sul cartone animato Shrek).
Al ritorno il mio zaino si è riempito di tanta esperienza e di qualche sicurezza in più: amare il prossimo, amare gli altri, soprattutto quelli che sembra non possano darti niente in cambio.
Io invece ho ricevuto tantissimo da loro, ho ricevuto gioia amore e amicizia, e sono contento di aver messo a disposizione per loro, in questi giorni di campo, le mie mani, le mie gambe e i miei occhi.
Con molti di questi ragazzi ci rivedremo tra qualche giorno sul treno bianco diretto a Lourdes, e alla fine di questa avventura come di ogni altra, si continua a vivere e sperare nell’attesa di un’altra occasione per fare servizio e regalare sorrisi.
Qualche brevissima considerazione sul campo sulla COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, tenutosi a Sala (Rieti) dal 25 al 27 giugno 2010.
Il campo era sul tema dei problemi da affrontare negli interventi di solidarietà internazionale da parte del MASCI. Il tema era quindi molto tecnico e poteva risultare arido e noioso. Invece i partecipanti, i relatori e l’organizzazione hanno saputo trovare la maniera giusta per affrontare il tema e suscitare l’entusiasmo di tutti.
Le relazioni di Mario Sica, membro del comitato internazionale del ISGF, di Giuseppe Florio responsabile della ONG Progetto Continenti e di Francesco Meneghetti della Caritas Italiana, hanno posto l’accento giusto sulle svariate problematiche che si affrontano negli interventi di cooperazione internazionale che sono sempre più spesso tra le attività più frequenti delle comunità MASCI. Alle relazioni è seguito un intensa attività dei partecipanti organizzati in due gruppi: uno simulava la parte dei nativi di un paese in via di sviluppo (si è scelto il Malawi) e sono stati studiati i progetti da porre all’attenzione di chi viene a portare aiuti di solidarietà internazionale; l’altro gruppo simulava la parte di chi viene con una organizzazione a portare aiuti in tale paese e studiava come articolare gli interventi, come pianificare le spese etc.
Un ringraziamento particolare sento di doverlo rivolgere al capo-campo Francesco, che ha saputo amalgamare bene le esperienze dei partecipanti e guidare tutti verso l’entusiasmo che comporta sempre questo tipo di interventi: B.-P. diceva che “la vera felicità è far felici gli altri”.
Tante “lodi” alla pattuglia logistica, formata dagli AS delle comunità MASCI Roma 4 e Roma 14, che ha mostrato alta professionalità ed entusiasmo nel condurre il servizio che gli era stato richiesto.
Rispondo ad Albert. Scrivo a tutti gli amici del “campo della responsabilità” e alla mia squadriglia “nodo Margherita”.
Caro Paolo di Busto,
Leggere le tue parole è stato come leggermi dentro: stesse opinioni e stesso modo di sentire, anche se espressi in maniera diversa dalla mia; nella maniera di Paolo.
Ora non stupirti per i troppi “anch’io"!
Sono con te... anch’io a Villa Buri ho respirato aria fresca, aria nuova colma di nuove esperienze.
Anch’io provengo dallo scautismo giovanile, (dove ho percorso le tappe fino alla partenza). Come te poi, mi sono allontanata, (non per scelta ma per motivi contingenti), frequentando altre realtà sociali. Mi sono, però sono sempre e comunque sentita scout nel cuore e nell’amore verso il prossimo, (qualsiasi questi fosse), cercando di fare “del mio meglio” per donarlo agli “altri” sia nella realtà vita di tutti giorni come nella mia professione.
Poi, non molti anni fa, ritornando a vivere nei luoghi della giovinezza ho scoperto “lo scoutismo per adulti”. Da circa cinque anni faccio parte della comunità di Spresiano (TV) e in questo momento svolgo il mio servizio col ruolo di Magister.
Ho letto su “Pregare al ritmo della vita”, scritto “da uno scout per gli scout”: Padre Stefano Roze un religioso di origine francese della comunità di Sant’Antimo, ex scout e ora formatore e assistente scout. Di una comunità e di una struttura voluta per accogliere scout di tutto il mondo.
”Chi potrà mai tradurre l'avventura della strada a una riflessione … Tradurre i nostri passi in un testo scritto rischia di essere un tradimento. La strada è sempre troppo lunga per essere raccontata … Meglio sarebbe tacere, pregare e insieme camminare!”.(Pregare al ritmo della vita” di Stefano Roze. Pag108 )
Ne deriva che non è assolutamente e tanto meno facile “parlare" di sentimenti usando poche e semplici parole; ci proverò, anche se il risultato non è garantito!
Il campo di villa Buri ci ha offerto con generosità, nuove ed importanti esperienze, mettendoci nell’occasione di “vivere inedite esperienze”, che perché vissute appartengono al mondo personale dei sentimenti e delle emozioni: esperienze che per questo rimangono “dentro" indelebili, andando a costruire un patrimonio al quale attingere sempre, e in particolare nei momenti di difficoltà.
Senza scordare il "tanto" ricevuto come persona in relazione con altre persone, uomini e donne che condividono gli stessi ideali e aspirano alle stesse mete. L'atmosfera che si crea tra queste, aiuta la crescita personale, offre "strumenti" (in più) da utilizzare specie all’interno del “gruppo”. Entrambi, esperienze personali e rapporti interpersonal, arricchiscono e ci guidano nell’intricata strada dei rapporti interpersona: un patrimonio da trasmettere agli altri attraverso i comportamenti affinché si faccia patrimonio comune: trasmesso non attraverso vane parole ma con i comportamenti: l’esempio.
Entrambe, esperienza personali e rapporti interpersonali aiutano una conoscenza reciproca più vera e profonda fatta di "ascolto", di comprensione, di disponibilità; una risorsa da mettere in campo sempre e particolatamente all’interno della Comunità. Nei rapporti autentici, ognuno porta se stesso con il proprio modo di vedere e di sentire, le proprie convinzioni, la propria vita “vissuta”: un mondo esclusivo, un mondo di unicità e di diversità ( ogni individuo è unico e irripetibile) che ci aiuta a “crescere”. E’ così che ognuno di noi diventa risorsa per “l’altro”, mettendo le proprie diversità a disposizione di tutti. Poiché nella relazione tra persone si realizza uno scambio, ciascuno può dare e prendere apiene mani e camminando insieme fare strada nel cuore.Con tali premesse, allora provenire o no dallo scoutismo non è importante, anzi a mio modo di vedere le persone non “ex scout”, proprio perché giungono da una realtà diversa, possono dare ancora di più.
“Quando sono arrivati, non parlavamo lo stesso linguaggio… Eravamo stranieri. Ci siamo incamminati …
Sei tu (strada) che costruisci la comunità e stabilisci i veri rapporti:
quando lui era assetato, io ho accostato la mia boraccia alla sua bocca;
quando lui era stanco, io ho portato il suo zaino;
quando lui dava segni di stanchezza, ho frenato il mio passo per mettermi alla pari tua.I chilometri rendono fratelli.” (“Pregare al ritmo della vita” di Stefano Roze. pag 108,109).
Il clima di condivisione e vicinanza che si respirava al campo già il venerdì sera e che si era creato "facendo assieme", è stato un elemento fondamentale per vivere appieno l'esperienza e il clima del campo. Quella più forte e significativa è stata sicuramente la ruote: ci ha posto fianco a fianco sulla stessa via a calcare gli stessi passi, condividendo fatica, sudore ma anche gioia e allegria.
La route ha offerto diversi e importanti momenti formativi, quali:
“Parlare”di scoutismo nei momenti di sosta, accompagnati dai nostri capaci formatori: con la loro disponibilità hanno incoraggiato la partecipazione attiva di tutti.
Poi il pranzo: dividere e mangiare lo stesso pane ci ha avvicinati ancora di più, donandoci un forte senso di appartenenza. Come d'altra parte il pranzo serale: ci ha riunito attorno al fuoco del braciere, proprio come una grande famiglia intorno al desco. Ci sentivamo davvero famiglia e i più capaci aiutavano gli inesperti, come la sottoscritta, nella preparazione del pasto serale alla trappeur.
Infine un momento carico di emozioni, e che personalmente non dimenticherò, è la straordinaria esperienza serale della veglia; abbiamo pregato insieme, camminato insieme passo dopo passo fino alla casa di Dio; li, con don Mario abbiamo condiviso un altro e più importante banchetto: quello dell’eucarestia.
La spiritualità ha avuto momenti pregnanti, grazie alla “complicità” di don Mario nel condurci nel confronto, nella preghiera e nell’eucarestia, e non di meno con il paziente lavoro dei nostri formatori.
Alla fine, aldilà del proprio modo di vedere e di sentire, una cosa ci accumunava tutti: tutti siamo ritornati alle nostre case, ma tutti più ricchi di prima.
“Per tutti gli uomini LA STRADA è un linguaggio simile… Qui abbiamo imparato il modo di vivere in comunità …. Ci hai rivelato i nostri limiti, le nostre ricchezze e siamo entrati in un mondo nuovo … Con te abbiamo compreso il bisogno e l’urgenza di osservare, camminare, tacere, adorare... I chilometri ci hanno riaperto gli occhi sugli splendori di Madre Natura, specchio di Dio. O route che porti i nostri passi, sei scuola di bellezza e riflesso di Dio.
Incamminiamoci! “Pregare al ritmo della vita” di Stefano Roze. Pag 108,109)
Ciao Paolo,
Spero che questo campo ti abbia portato quello che cercavi.
A me ha dato tanto, tutto ciò di cui avevo bisogno e che in fondo mi aspettavo, anche se non ero in grado di capire in modo chiaro cos’era!
Con affetto vero, un saluto “Ai magnifici trenta [meno uno] di Villa Buri” e al “Magnifico staff”
ho provato e riprovato e non riesco ad inviare il mio commento. Non sono stata capacen d'impostare pagina come volevo e dovevo.
Ve lo invio tramite posta elettronica.
Un caro saluto a tutti!
Maria Caterina Visaentin
Posted by Visentin Maria Caterina (non verificato) on Lun, 12/07/2010 - 09:24
da qui è partita la mia avventura nel MASCI, nel settembre dello scorso anno...
e tornare qui è sempre come ritornare alle proprie origini, condizione ideale per verificare la validità della strada che si sta percorrendo...
Campo della Responsabilità...
devo ammettere che, qualunque fosse stato il tema, non avrei perso l’occasione di tornare a Camarda... e di questo ringrazio l’amica Franca, che con utile anticipo mi ha portato a conoscenza della preparazione di questo evento...
In questa poche e semplici righe, eviterò di fare un riepilogo crologico di questo carismatico evento: lo hanno già fatto molto bene altri fratelli/sorelle...
Preferisco focalizzare alcuni aspetti, piccoli angoli della mia anima, lì dove rimangono le cose più personali...
Se è vero che la soddisfazione che lascia in noi un determinato evento è frutto delle nostre aspettative, allora la mia non poteva che rivelarsi grande...
E io cosa mi aspettavo?
Il primo obiettivo era quello di rivedere le persone che sono rimaste nel mio cuore: i cittadini di Camarda, che non smetterò mai di ringraziare per avermi dato l’opportunità di spendermi per loro, e, a conti fatti, riportare a casa, nella mia anima, molto di più di quanto abbia dato... e Franca, con la quale ho condiviso una settimana tra le più importanti della mia (lunga) vita scout... Mi dispiace non aver potuto rivedere Pia e Vittorio, ma prima o poi la vita ci ritroverà accanto...
L’altro obiettivo era ricevere quelle informazioni capaci di guidare il mio ragionamento in una comprensione più completa di cosa sia il MASCI e, ancor più, la Comunità...
Ritengo che entrambi gli obiettivi preposti sono stati raggiunti...
Io... io a volte mi sento un privilegiato... e non so chi ringraziare per questo, se non volgendo gli occhi al Cielo...
Sì, perché incontrare le persone con cui avevo condiviso, anche se per pochi giorni, la vita di campo, incontrarne gli sguardi e in quel momento vederli illuminati e sorridenti, fa di me un uomo privilegiato: la luce e il sorriso di quegli sguardi sanno trovar posto in quel angolino del cuore da dove niente e nessuno può rubarceli, con quel calore che si scopre così prezioso nei freddi momenti di difficoltà...
Ed è stato bello, la sera della veglia, che, alla domanda posta dal nostro presidente Riccardo “cosa possiamo fare per voi?”, loro abbiano risposto, con quella semplicità che sgorga da grande forza d’animo “Noi non possiamo più avere le nostre vecchie case, fatte di odori e sapori e rumori che mai più torneranno... A voi possiamo solo chiedere di essere qui con noi e farci sentire capaci, anche soltanto cucinando per voi, di fare ben altro che arrovellarci sul pensiero di ciò che non sarà più...”
Credo che queste siano le parole più belle che un adulto scout possa sentirsi rivolgere... ma sono anche molto impegnative e non possono essere disattese...
Tu, Riccardo, hai fatto la domanda... e la forza della risposta è entrata violentemente in tutti noi: qui il MASCI è venuto, ha lavorato, ha pianto e riso, e qui deve continuare a venire, con le maniche rimboccate e la voglia di cantare...!
Dei fratelli che ho avuto accanto in questo evento vorrei evidenziare la semplicità d’animo, quella disponibilità a fare strada insieme... la capacità di guardarsi negli occhi per sentirsi stretti in un unico abbraccio...
Passo ora ad una verifica personale sull’evento.
Per impegni di lavoro sono giunto in ritardo venerdì, quando già il tramonto stava ad indicare che qualcosa me l’ero già persa... Si parlava di carciofi, ma tanto non è più stagione... :)
Globalmente l’evento è risultato ben organizzato, con semplicità e completezza.
Prima di arrivare ero personalmente perplesso per la scelta di essere ospitati dai cittadini di Camarda. Un po’ perché sono tuttora legato al fascino della tenda, ma soprattutto per il timore di gravare su persone che già hanno la loro parte di problemi. Invece, a conti fatti, è stata un’esperienza speciale e preziosa, un’ospitalità eccellente e impreziosita da persone che sanno, tra amici, ritrovare la forza di sorridere...
Interessante e gratificante la mini-route da Assergi a San Pietro, durante la quale abbiamo anche beneficiato di condizioni meteo ottimali, pur nella imprevedibilità del clima di montagna...
Le sessioni hanno avuto contenuti rilevanti e ben espressi dai relatori, anche se a volte a me sono risultate “pallose”... del resto, che ci volete fare, io son fatto così, e fermo su una panca a lungo non riesco a starci...
Comunque adesso ho idee molto più chiare sul fatto che il carciofo non è solo un ortaggio, il magister non è un re magio, che devo smettere di dire “carta di Clan”, perché ora è di Comunità...
L’animazione (e qui faccio autocritica) non è stata sempre efficace e a volte addirittura “sfasata”. Sarebbe stato molto utile che, anziché farmi solo coinvolgere nella stesura di una carnet di canti, gli organizzatori mi avessero messo al corrente del programma... Perché una veglia richiede canti ben diversi da un fuoco di bivacco e un bel canto sul “carciofo” poteva ben essere inventato come canzone del campo!
Insomma, anche quando le cose vanno bene, si può sempre fare meglio...!
Un ringraziamento a tutti coloro che si sono spesi nell’organizzazione di questo evento e anche a Lucio e Fabio, che hanno scattato pregevoli fotografie e le hanno messe in comune...
Credo di avervi già tediato abbastanza e vi abbraccio tutti... ma proprio tutti!!!!
Angelino (the best!)
Posted by Angelino (non verificato) on Lun, 12/07/2010 - 07:53
Le motivazioni che mi hanno spinto a partecipare al campo erano essenzialmente legate alla volontà di testimoniare alla mia comunità che i campi di formazione sono occasioni da non perdere e un motivo importante del nostro essere movimento. Credo che alla fine le cose siano state di più. L'aspetto esperienziale del campo, la voglia di confrontarsi e di mettersi in gioco, la scoperta di persone che, pur proveniendo da esperienze diverse hanno obiettivi comuni. Un movimento che si sta interrogando ma anche dando risposte. Lo scoutismo, anche nella sua accezione adulta, non può prescindere da alcuni punti fermi e al campo a Camarda ne abbiamo toccati parecchi: l'essenzialità, la solidarietà e la testimonianza, la vita all'aria aperta e la strada (non solo in senso metaforico), la comunità e la spiritualità. Lo stare bene insieme anche solo per raccontare qualcosa di nostro e il risentirci alcuni giorni dopo per salutarsi.
Cosa chiedere di più? Pur rendendomi conto che il tempo di un campo è poco bisognerebbe pensare a momenti di esperienza condivisa con il luogo che ci ospita (anche se già è stata importante la serata di racconto del sabato). Scoprire, ad esempio la responsabilità attraverso un'attività pratica potrebbe essere molto significativo. Visitare la cittadina, conoscere i bisogni della popolazione ed interrogarsi su quale è la responsabilità, reale e concreta di ognuno di noi, in quella situazione è metodo scout: vedere, capire, agire , per crescere.
Buona Strada
Alessandro
Posted by Alessandro (non verificato) on Ven, 09/07/2010 - 15:11
Voglio anche io condividere con voi alcune delle mie impressioni provate durante e dopo l’Isola della Responsabilità di Camarda.
Partecipare ad uno degli eventi nazionali, quali appunto campi, convegni, route, ed altro è sempre un’esperienza che arricchisce per lo scambio umano che si riesce a concentrare in così pochi giorni. Anche questa di occasione non è stata da meno, anzi vista la location dove si è svolta, è andata oltre le aspettative che prevedevo. Già dalle varie e-mail di convocazione ricevute nei giorni precedenti, abbiamo potuto capire che la formazione degli scout che andranno a ricoprire incarichi di responsabilità nelle comunità, è un aspetto che sta molto a cuore al CN del movimento. Lo staff di formazione infatti riunitosi in Abruzzo, contava oltre al Presidente Della Rocca, anche altri membri del CN per così dare una valenza ancora maggiore a questo evento. La scelta di Camarda poi è per dare un senso di continuita a quella presenza che ha visto gli Adulti Scout del MASCI impegnati nelle tendopoli del post terremoto. Ci siamo impegnati come movimento, ad aiutare queste genti e la nostra presenza vuole essere un segno tangibile di questo.
Già domenica sera al mio ritorno a casa, rileggendo gli appunti, il quaderno del campo insieme ad altro materiale ricevuto, ho potuto constatare che per me questo campo è stato come un proseguimento del lavoro svolto al Sinodo di Alghero. Molti sono gli spunti del Sinodo ripresi durante i tre giorni di lavoro e questo ha completato una serie di informazioni che saranno occasione di lavoro in comunità e non solo. Ho avuto inoltre conferma del buon lavoro svolto per la stesura della nostra Carta di Comunità oramai in dirittura di arrivo.
I miei compagni di avventura provenivano da varie regioni d’Italia, alcuni già conosciuti in altre occasioni, altri invece sono stati una piacevole scoperta. C’è un mondo fatto di persone molto variegato nel MASCI ed ogni volta è un piacere conoscere e condividere esperienze. Abbiamo analizzato molti aspetti riguardanti la “chiamata” all’incarico di responsabilità nella Comunità, scegliendo l’analogia con S. Pietro, chiamato a divenire pescatore di anime da Gesù. Ci siamo guardati dentro, cercando di capire il significato del “senso della vita”, abbiamo sfogliato il nostro “carciofo”, per mettere a nudo il cuore più tenero di ognuno di noi, ci siamo confrontati su temi ed esperienze. Ma l’aver condiviso con gli abitanti di Camarda un po’ del nostro tempo è stato sicuramente la cosa più bella. Abbiamo pregato, cantato e fatto festa tutto questo, lasciatemelo dire, coccolati da loro, i quali si sono presi cura di noi. Ci hanno ospitato nelle loro case per la notte, hanno preparato per noi tutti i pasti. Con loro abbiamo poi avuto momenti di condivisione in cui ci siamo conosciuti, ci hanno raccontato la storia del loro paese e i terribili momenti di quel 6 Aprile 2009, ci hanno accompagnato in visita nelle loro case duramente segnate dal sisma, abbiamo ballato e cantato con loro i canti popolari abruzzesi.
Momento importante è stata la route che ci ha portato da Assergi alla chiesetta di “S. Pietro alla Jenca” tanto cara a Giovanni Paolo II che lo ha visto molte volte raccolto in preghiera. Non una semplice gita, ma momento centrale per i lavori di gruppo che ci hanno visto protagonisti.
Permettetemi ora una riflessione di carattere più personale. Visitando il piccolo centro storico di Camarda mentre camminavo per i suoi vicoli segnati dell’incuria di un anno di abbandono, ho notato la forte somiglianza di quel borgo, con le viuzze del mio paese di origine. Ho provato in quel momento, una forte sensazione di angoscia al pensiero che anche lì possa succedere la stessa cosa. Ho immaginato quel posto a me tanto caro, abbandonato e vuoto. Non distrutto quindi, ma disabitato come lo è il centro storico di Camarda. Per un attimo mi sono immedesimato con quella gente, ho provato lo stesso disagio, nel vedere tutti i giorni le loro case abbandonate all’incuria ed all’immobilismo di una burocrazia esasperante. Alcuni di loro che abitano nelle nuove C.A.S.E. proprio di fronte al borgo antico, ancora piangono adesso quando la mattina aprono le finestre al nuovo giorno. Gli abitanti di Camarda ci chiedono di non essere abbandonati a se stessi, di non lasciarli soli, di aiutarli nel progetto di creare un Centro Polifunzionale, punto di partenza per ricreare la struttura sociale tra gli abitanti che è venuta meno. Noi del MASCI abbiamo promesso loro che il nostro impegno per aiutarli e per non lasciarli da soli, continuerà nel tempo, siamo sicuri che questa amicizia sincera non finirà a breve.
Desidero ringraziare lo staff che ci ha guidato nei lavori nei giorni del campo, i Camardesi tutti, che hanno reso possibile lo svolgimento del campo grazie alla loro squisita ospitalità ed i compagni di viaggio, con cui ho condiviso l’esperienza. “Bella Gente” ci ha definiti tutti Angelo (The Best). Si ha ragione noi scout del MASCI siamo proprio della Bella Gente!
Buona Strada amici cari, a presto.
Fabio
Posted by Fabio (non verificato) on Mar, 06/07/2010 - 02:43
(Visto da uno che si occupava della logistica e delle vivande).
Tutto è pronto per iniziare il campo si è in attesa degli arrivi. Passa il tempo e di arrivi solo due A. S.! Ci guardavamo tra noi e brutti pensieri affollavano le nostre menti: abbiamo ordinato vivande per trenta persone; abbiamo organizzato sempre per trenta ma fino ad ora gli arrivi sono un po’ scarsini (eufemismo). Un susseguirsi telefonate verso gli iscritti per conoscere le loro posizioni alla fine solo cinque su tredici non si presentano al campo adducendo diversi motivi. Ognuno di noi si dedicava a dei lavori preparativi per non fare trapelare la propria delusione. La mia per l’occasione persa dalla mia regione di sfruttare un’occasione così ghiotta: Un campo fatto sotto casa! Pazienza e con la certezza che il futuro ci riserverà scenari diversi e più partecipativi.
Il campo è aperto con la cerimonia dell’issa bandiera e con la formazione delle tre pattuglie: piano, rete e parlato.
I partecipanti, come sempre, al primo contatto si studiano un po’ ma appena si entra nel vivo delle attività tutti i legacci, che ognuno di noi ha, si sciolgono e ci si apre verso gli altri. Si portano le proprie esperienze, il proprio vissuto e il proprio modo di vivere lo stato di A. S.. In questo modo il confronto é furiere di uno scambio senza condizionamenti.
C’è fervore per la preparazione delle scenette da presentare al fuoco da campo, anche noi della logistica siamo coinvolti: il filo conduttore è la storia dello scautismo e del MASCI.
Finalmente si da inizio all’agape fraterna con l’assaggio dei piatti regionali, la condivisione di sfottò e l’assaggio, non moderato, di vino.
Tutti in cerchio, il fuoco è acceso. La danza propiziatoria ha sortito il giusto effetto! Le scenette sono presentate utilizzando anche le ombre cinesi. Finito la cerimonia del fuoco tutti a nanna con il pensiero alla route che ci aspetta l’indomani.
Sabato, sveglia al canto del “Chiaror del mattino” cantato da un trio altamente intonato ma di svegliarsi ce ne vuole e qualcuno aspetta il caffè e la colazione in camera. Aspetta ancora …!
Colazione e preparazione per la route. Consegna ai partecipanti dei sacchetti con il lauto pranzo a sacco e bottiglietta di acqua minerale. Partenza con le auto verso il piazzale della centrale elettrica di Ariano – Olevano sul Tusciano e arrivati in loco, i partecipanti, si lasciano le auto che sono trasferite al punto di arrivo: Cannabbosto di Salitto – Olevano sul Tusciano. Ritornati al punto di partenza, s’inizia la route. Ci avviamo sulla strada e iniziamo ad abbandonare i luoghi abitati. Prima salita ripida ci si guarda un po’ spaventati, prima meditazione e prima apertura verso gli altri. La strada scorre sotto i nostri piedi, gli scambi si fanno più presenti, ci si preoccupa di chi sta dietro e si aspetta il suo ricongiungimento. Seconda tappa la fontana ci regala un’acqua sorgiva freschissima. Ci ritempra, di nuovo la strada scorre sotto i nostri piedi, il fiume accompagna la nostra camminata e incominciamo ad accusare la prima stanchezza, ma c’è qualcosa che ci spinge a non fermarci! Alcuni partecipanti sono in compagnia dei loro pensieri, altri parlottano tra loro. Ma io pagherei chi sa cosa per leggere i pensieri di chi è silenzioso e formulo delle ipotesi: Ma chi me l’ha fatto fare, stavo in casa seduto sul divano! O che bei posti. Mi sento in pace, che bel fiore.
Si arriva a Parco S. Michele. Terza chiacchierata. Pranzo a sacco e nel frattempo siamo stati raggiunti dal reparto AGESCI Napoli 2. Abbiamo subito concordato con i capi unità di fare il gioco programmato insieme, mischiando i ragazzi con gli adulti scout e … vedere l’effetto che fa! Il gioco consisteva nel ricomporre dei puzzle di foglie, riconoscere gli alberi di appartenenza e trovarli nel luogo. Vedere gli adulti mischiati ai ragazzi e all’unisono intenti a risolvere il quiz per dare la giusta soluzione al gioco. Dopo la festa fatta con gli scout, si è ripreso il cammino verso la meta finale. Di nuovo una salita, sarà tutta una salita. La strada ci accompagna facilitando lo scambio di veduta su quanto abbiamo realizzato. La stanchezza è presente ma, nel frattempo, lontana. Si vede sui pendii del monte Rajone la grotta di S. Michele con i campanili della chiesa in essa contenuta e un po’ più sotto la cella di S Vincenzo dell’VIII secolo. Sulla strada abbiamo incontrato una piccola vipera, fotografata da Marinella, che dopo un po’ abbiamo lasciato che raggiungesse la sua tana.
Finalmente abbiamo raggiunto “Cannobosto”, punto di arrivo. Ormai orario di cena, ma non c’è una struttura adatta alla cucina e quindi si cucina alla trappeur (?). Le braci stentano ad accendersi e quando lo fanno, scoppiettano come tanti tric – trac lanciando scintille sugli indumenti, sulle salsicce e sul pane. La fame non fa vedere i residui dei carboni sulle salsicce, anzi sono eccezionali hanno un sapore particolare e gradevole. Non parliamo del pane abbrustolito condito con olio, aglio e pomodori o con piccante calabrese. Quando le braci erano ottimali, sono finite le salsicce, il pane e i pomodori. Osservare i visi dei partecipanti e vedere la loro espressione è stato un premio inestimabile per noi della logistica e, penso, per tutti i componenti dello staff. Ma le sorprese non sono finite. La veglia che è seguita è stata intensa e accompagnata dalle luci intermittenti delle lucciole. La veglia è terminata nel chiostro, dove era preparato l’altare per la S. Messa da campo. Essere circondati dalla natura, avere come tetto le nubi e le stelle e a vista la valle del Sele con Capri sullo sfondo ci ha avvicinato di più al nostro Maestro.
La giornata è arrivata al termine, si riprendono le auto per ritornare a Battipaglia e andare a letto. Ma … le sorprese non sono finite … arrivati alla struttura, un bel piatto fumante di spaghetti aglio, olio e peperoncino ci aspettava per augurarci la buona notte. Agli spaghetti sono seguiti dolcetti e limoncello, entrambi fatti in casa. Con restio si va a dormire. La pioggia accompagnerà il nostro sonno ristoratore.
Sveglia, colazione, caffè.
Inizio delle attività con le lodi recitate nell’angolo Mariano. Ultima chiacchierata e inizio della verifica campo.
Questo, per me è stato un campo diverso sia per i contenuti, più vicini alla figura del Magister e più vissuto da parte dei partecipanti. Penso che la route effettuata su un percorso medio lungo e con medie difficoltà abbia aiutato a conoscerci meglio e ad aprirci di più al prossimo.
Sono sicuro, che quanto ricevuto da questo campo possa aiutare tutti i presenti ad affrontare meglio il loro cammino ed essere più vicino al prossimo che s’incontrerà.
Posted by Franz (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 20:41
Ciao a tutti.
Anche io ho finito adesso di sistemare le foto fatte a Camarda. Le potrete vedere entrando nella galleria immagini del sito della ns comunità (link a fine messaggio). Chiunque voglia avere copia di qualche foto con risoluzione migliore, mi mandi una mail.
Colgo l'occasione amici cari, visto l'interesse che ho destato sul Centro Scout S. Anna di Sala (RI), per inviarvi un depliant ed una lettera di presentazione del centro. Se poi qualcuno di voi fosse interessato a visitarlo di persona, la Zona Sud del Masci Lazio ha organizzato un campo il 27/29 Agosto aperto a tutti. Troverete ulteriori informazioni sul ns sito nei prossimi giorni.
Lucio, belle le tue foto. Sei riuscito a cogliere lo spirito dei tre giorni passati insieme.
Buona Strada a tutti ed a presto arrivederci.
Fabio
Buonasera a voi tutti ....
si .. incredibile a dirsi son io, Lucio di Spoleto (Orso Affumicato), mi scuso per il ritardo,
voglio ringraziarvi per la bella esperienza vissuta insieme - esperienza emozionante !!
per ripercorrerla un poco insieme v'invio il link dove ho pubblicate le foto che ho scattato
(non ne ho fatte molte ma .. in compenso male)
Cari tutti,
ho fatto passare qualche giorno dalla fine del campo, come suggerito da Riccardo, ed il ricordo è ancora vivo e le emozioni pure.
E' stato per me un gran bel campo (il primo dopo più di 30 anni dall'ultima esperienza di comunità capi, e mi scuso per non avere condiviso molte competenze, piuttosto ne ho ricevute da voi parecchie)
Al primo posto l'aver conosciuto gli abitanti di Camarda ed essere stati ospiti nelle loro case.
Al secondo le relazioni degli amici dello staff che sono state molto interessanti e stimolanti (sto riscrivendo gli appunti e sto "ripassando" e "digerendo" gli innumerevoli stimoli proposti)
La strada per S.Pietro è stata una camminata molto bella e non particolarmente pesante.
Ciao e grazie a tutti.
Marcella (cicogna serena)
Posted by Marcella (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 20:34
Dal 25 al 27 giugno 2010 Camarda è stata la sede del MASCI Nazionale nella formazione dei Capi delle Comunità (Magistri).
Una intensa “tre giorni” che ha permesso a 26 adulti scout provenienti da varie regioni d’Italia, dalla Sardegna al Piemonte, all’Umbria, all’Abruzzo, al Lazio, alla Puglia, al Molise, alla Emilia Romagna,di acquisire conoscenze e competenze per la conduzione di una Comunità MASCI.
Un appuntamento importante al punto che è stato lo stesso Presidente Nazionale Riccardo della Rocca a voler dirigere, affiancato dal’Assistente Ecclesiastico Nazionale Padre Francesco Compagnoni,da l Vice Segretario Nazionale Luigi Cioffi, al Segretario Regionale dell’Abruzzo Ernesto Albanello e dalla Vice Segretaria Regionale Abruzzese Franca Pirolo, dall’Amministratore nazionale del MASCI Renato Di Francesco.
L’iniziativa ha avuto il suo momento suggestivo e simbolico con l’apertura delle attività attraverso il rito dell’alzabandiera , svoltosi nel campo dove sono state ospitate le tende della Protezione Civile: sempre lì il “Campo di formazione” ha cominciato ad animarsi con momenti di riflessione e spunti per meglio saper stabilire contatti con gli adulti scout delle singole comunità.
Sabato 26 giugno è stata la giornata dedicata ad una route di cammino lungo un percorso che da Assergi si è inerpicato fino a San Pietro della Jenca.
Lì nella chiesetta resa suggestiva per i momenti di meditazione del grande Papa Giovanni Paolo II, Padre Francesco ha celebrato la S.Messa, al termine di ulteriori momenti di confronto sul senso dell’essere Magistri e sul modo di rapportarsi con la Comunità.
Le attività di approfondimento e di discussione sono state arricchite da momenti di svago e di intrattenimento attraverso il tradizionale “Fuoco di Bivacco” o mediante un confronto con la popolazione di Camarda per conoscere lo stato d’animo di ciascuno, dopo oltre un anno dal terremoto del 6 aprile 2009.
La tensostruttura installata nei pressi del Progetto C.A.S.E. ha svolto egregiamente la sua funzione di refettorio.
L’atmosfera di socialità e di scambio all’insegna dell’amicizia più autentica si è manifestata fin dal primo momento tra gli adulti scout e la popolazione, anche per merito dei presidenti delle associazioni Walter Scipioni e Gianluca De Cecchis , che hanno voluto davvero esprimere in modo schietto e sincero il proprio gradimento per la scelta di Camarda, quale cornice di questo importante evento.
Non ultimo, un particolare di grande valore simbolico: gli adulti scout hanno pernottato, ospiti delle case dei camardesi ed hanno così condiviso gli stati d’animo, le speranze, i progetti di tante famiglie che stanno sperimentando un nuovo modo di essere nel paese, pur fuori dal borgo.
Camarda, il paese storico, sembra quasi sorvegliare i suoi abitanti, dignitosa anche se ferita, ricca della sua storia fatta di vicoli e piazzette, con la sua stupenda fontana e con un orologio che continua a battere il suo tempo, a dimostrazione che il paese è desideroso di restare vivo nei pensieri dei suoi abitanti, anche se non ci sono più bambini che schiamazzano sotto le case, né si vedono panni ad asciugare o non si spargono i sapori del sugo del giorno della festa.
Posted by Ernesto (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 20:33
Carissimo Mario, sottoscrivo parola per parola quanto tu sostieni; ti rassicuro anche che interesse ed apprezzamento di quanto lì vissuto è avvenuta nello stesso modo e magari con maggior sorpresa e stupore - senso della scoperta! - anche da parte di coloro che scout non erano mai stati: con me da Rimini ce n'erano 5, compresa mia moglie e con età diverse. Non so però se questo è sufficiente ad aiutare Alberto (non ho ben capito cosa ci chiede). Posso continuare a sostenere con te che 2 giorni o poco più sono pochi, ma non è stata e non è l'unica opportunità che il nostro consiglio nazionale ci propone: anche per la nostra formazione personale, il processo è lento e non per questo meno entusiasmante; penso a tutto il percorso al quale ho avuto la fortuna di partecipare, da Montesilvano ad Alghero, a Fara Sabina, al S.Giorgio di quest'anno a Camarda in Abruzzo; ma anche Villa Buri di due anni fa; ai vecchi campi dei tre tempi, a Torre Canne.. Il Masci ha cominciato a rinnovarsi con il Patto Comunitario, lo Statuto, l'assemblea di Fiuggi... E grazie all'impegno di una vita di tanti scouts - Linati e moglie, Guarnieri...
Personalmente, sono stato esploratore dall'inizio degli anni '50, poi Rover e capo; ma già da allora e non solo io, si era attratti da un mondo più vasto, che ci chiamava oltre l'esperienza dello scoutismo; la politica, il sociale, la vita delle città, il servizio fuori dalla famiglia scout... dove portare quanto acquisito nello scoutismo. Anche la "canoa" di cui parla B.P. ci andava stretta: avremmo voluto affrontare, andare incontro al mondo, sempre però con l'organizzazione, senza disperderci, senza perdere i contatti con la "famiglia"; continuare a chiamarci scout. Ma si era a cavallo del '68 e tutto è passato come una stravaganza epocale. Siamo rimasti amici (fratelli) con coloro che hanno continuato a fare servizio in Asci poi Agesci, che hanno contribuito a fare crescere in modo esponenziale l'Associazione; con loro abbiamo conosciuto le nostre compagne/i, ci siamo sposati, abbiamo cresciuto i nostri figli a loro volta scout.
Poi 10 anni fa il Masci, invitati alla riscoperta dello scoutismo dall'incontro con colui che fu il nostro assistente di Clan; alla rilettura, per scoprirne l'attualità, della nostra vecchia Carta di Clan (stesa sulle note di don Primo Mazzolari). Ma se non si fosse presentata l'esigenza di lì a poco, di eleggere il coordinatore di Zona - come sempre per ogni carica tutti si sottraggono - anch'io sarei rimasto...al minimo indispensabile; intendo senza approfondire, spirito e senso del Movimento; la sua storia, le opportunità di continuare a crescere...
Oggi, come ancora tu bene osservi, il problema sono coloro che, per lo più entrati nel Masci ormai da 20/30 anni, spesso per "dare una mano" alle unità scout in cui militavano i figli, ma anche al proprio parroco, alla Caritas, in Protezione Civile...hanno indossato e portano il giglio senza la consapevolezza di essere parte di un Movimento che ha una sua storia, un progetto; di essere su una strada diversa - né migliore o più importante di altre forme di servizio - appunto perchè componente della famiglia Scout; la Promessa, la legge, formalità da ragazzi; la stessa uniforme, il fazzolettone, un fastidio da limitare a quando si è fra pochi intimi o se proprio non se ne può fare a meno (per chi ce l'ha!).
E non si tratta solo di aver pazienza: quando si capisce che il nuovo sta prendendo piede, il vecchio comincia coi colpi di coda.
Ad esmpio pare che alcune Comunità usino pagare le tessere collettivamente, anche con cene di autofinanziamento; vero o non vero, lo scarso attaccamento di troppi iscritti al Movimento è una realtà indiscutibile: come spiegare altrimenti il non raggiungimento del numero legale all'assemblea dell' Emilia Romagna? Nemmeno 60 (+ altrettante deleghe) su 600!
Occorrono dei paletti? E di quale tipo?
Riguardo alla tecnica, ma si, passerei sopra a qualche nodo; ma è concepibile che un adulto Scout non conosca le Scritture, la Costituzione (compiere il mio dovere verso Dio e il mio Paese) e facendo del proprio meglio per esserne buon testimone? E' possibile per uno scout non sentirsi responsabile della difesa delle regole, per la buona convivenza di tutti e con tutti? O della della natura (vedi da ultimo la legge per la privatizzazione dell'acqua).
Bè, Alberto ci chiede aiuto: mi accorgo invece che ...sto aumentando il carico dello zaino!
Comunque un grazie sincero a te, a tutti voi che ci avete permesso di vivere in fratellanza i momenti meravigliosi anche dell'ultima Villa Buri; come a tutti coloro che ogni giorno e costantemente si impegnano ad ogni livello per fare strada con questo Movimento. A presto e ancora grazie; Nedo Pivi
Posted by Nedo (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 20:29
Io sono paolo di busto, anch'io ho fatto tutto l'iter scout dal lupetto a capo clan ho soltanto 2 primi tempi l/c e r/s e devo dire che i campi di formazione non li ho mai digeriti.. ho lasciato il servizio in agesci a 28 anni poi ho fatto una miriade di cose nel volontariato perchè volevo provare altre esperienze. attualmente faccio il segretario nel mio gruppo di busto (bidellaggio) nonostante mi abbiano sempre tirato per i capelli per partecipare alle uscite del nostro masci non mi sono mai censito perchè oltre che per rivedere la mia ex comunità capi non ci trovavo nulla di interessante.. oltre che per i problemi di salute dei quali soffro negli ultimi 10 anni. a villa buri ci sono arrivato non per fare il magister, ma perchè sia al capo di competenza a pianezza sia all'assemblea regionale sono stato "chiamato" ad essere testimone dello scoutismo e dell'immane patrimonio culturale che ha generato in questi 100 anni, ma non come intellettuale di metologia educativa o come testimone di dei cambiamenti culturali avvenuti grazie alle menti di tanti capi che ho conosciuto, neppure per le mie scelte attuate nella mia vita adulta, ma per testimoniare quella promessa che ho fatto 40 anni fa e dei 2 punti della legge che ho scelto cioè essere leale e aiutare il prossimo, e "dell'essere pronto" che nel mio caso che come prime specialità ho avuto mani abili e infermiere vuol dire che ancora oggi in macchina ho una corda,degli attrezzi e un e un prontosoccorso.. esattamente come avevo nel tascapane 40 anni fa In 40 anni nella mia vita sono cambiate tante cose, ho fatto mille esperienze negli scout nell'anffas nell'unitalsi nell'associazione papa giovanni in lega ambiente in mani tese e potrei andare avanti ancora, ma mai in queste esperienze ho respirato il clima degli scout dove si è gruppo a prescindere dal colore dei propri ideali politici, della propria estrazione sociale, del proprio percorso di fede, delle proprie capacità intellettuali o fisiche.. perchè si deve solo cercare di essere un po migliori.. dove si riesce.. non dare 1 o 1000 ma il proprio meglio. questa aria si è respirata a villa buri dove compressi in 2 giorni abbiamo convissuto parlando di scoutismo: persone un po dissociate come me, persone che hanno fatto la storia dello scoutismo italiano filosofi intellettuali mamme che hanno scelto questa strada per essere vicini a figli scout uomini che si sono trovati a percorla perchè i più liberi di tempo nel proprio gruppo.. ma tutti con lo stesso spirito scout che c'è non perchè si è fatto il lupetto, ma perchè si trasmette con il cuore. quando ero maestro dei novizi e mi sono trovato con ragazzi con un'età un po problematica, per far capire i valori cristiani e scout in un mondo di edonisti prendevo sempre come esempio la figura di san giovanni battista che era colui che battezzava con acqua preparando la strada a colui che averebbe battezzato con lo spirito santo, da quì il significato dello spirito santo, che non è la fiammella ma una condivisione di bene tra persone che si incontrano nel nome di dio (loro non credevano molto per cui parlavo di pace amore) cioè se si interagisce donandosi all'altro amando l'altro.. è come se un poco del nostro spirito si trasferisse nel cuore di chi lo riceve, per cui dopo l'incontro nel proprio cuore non ci sarà solo il tuo di bene ma anche quello dell'altro per il quale ne sarai testimone.. per quello che noi un giorno potremmo non esserci più ma il nostro spirito sarà immortale.. tutto sto giro di parole era per dire che lo scoutismo non "muore" con le persone, ma tramite queste continuerà ad alimentarsi nelle generazioni future. il campo di villa buri mi ha fatto molto riflettere sul fatto di essere testimoni di questo spirito di questa idea, che non si basa sulla solidità di una struttura organizzata ma nell'incastrare persone particolarmente generose affinche siano i metodi educativi che migliorino e siano al passo con i tempi in modo da rendere migliori le persone che si educano.. si è passati in 40 anni da un gruppo "folclorisctico" da affiancare alla banda del paese assieme alle associazioni sportive a un associazione dove le metologie educative sono state "rubate" in ogni ambito dalla scuola ai villaggi turistici, come quelle di formazione degli adulti, di come si si lavora in gruppo la progrssione personale ecc.ecc. sono state utilizzate nell'organizzazione del lavoro e non viceversa come si accennava, perchè queste "strategie aziendali americane" non sono state affinate da dirigenti ma da pedagoghi e psicologi. se uno pensa al consigli o di akela dei lupetti e come colleggialmente bambini e adulti fanno il punto sul branco.. si arriva come qualcuno abbia preso a piene mani dai libri di B.P. per come vedo io il movimento ANZIANI scout.. mi fa ridere che ci chiamiamo adulti.. perchè avendo fatto 2 anni di maestro dei novizi perparavo proprio i 17enni a diventare adulti e usavo "adulti" per sottolineare il fatto di prendersi delle responsabilità.. se dicevo "maggiorenni" la loro mente andava a comprare superalcolici a firmarsi le giustificazioni quando bigiavano scuola o alla patente per non parlare di altro.. ma paradossalmente è proprio con il clan che io vedo molte affinità. il clan prepara i ragazzi al sevizio associativo o extrassociativo ma anche quelli che magari questa strada non la percorreranno mai, infatti il punto finale dell'educazione scout non è un'arrivo ma è una PARTENZA.. e il ragazzo una volta scritta la propria lettera al clan se ne va da solo ma è anche da solo che fa delle esperienze all'interno del clan. Chi ha suggerito la canzone "di nuovo route" deve avere avuto anche lei la mia stessa sensazione. cioè che il masci che si sta preparando non sia il gruppo dei genitori attivo nell'agesci o nella parrocchia, che fa pellegrinaggi a santiago o crea gruppi legati all'ambiente ecc. ecc. ma un gruppo di persone che queste cose le fanno perchè fanno la loro "buona azione" come scout ma che nel masci trovino persone che condividano le fatiche che alle volte la strada ci pone.. che nel percorso della propria vita come in una route può accadere in momenti diversi ad ogniuno e sapere che in quel momento c'è una mano che si allunga per farti rialzare o qualcuno che anche per poco condivide il peso del tuo zaino ti possa dare forza per continuare il cammino.. o trovare nell'esperienza degli altri qualche strumento che può sevirci a risolvere qualche problema. un'altra cosa del masci che è un valore non indifferente che non si è abbastanza sottolineato è la differenza di età, qualcuno la pensava come limite io la penso come punto di forza, nell'agesci c'è un momento in cui vieni "pensionato" o fai il "quadro" se tu hai fatto bene il tuo lavoro, cioè se hai formato persone che da lupetti se la facevano addosso al primo pernottamento e ora ti prendono il posto di capo clan.. (più o meno questo è successo a me ma non penso grazie me) invece quì per me che ho sofferto di una grossa depressione vedere che ci sono persone che sono riuscite a superare situazioni di vita terribili e hanno ancora la gioia di abbrustolirsi un salamino sul fuoco mi da tanta carica, come mi ha commosso il fuoco del bivacco fatto come quando ero lupetto da da un lupetto di 85 anni!!! o l'accoglienza e spirito di servizio di chi ha ha messo a disposizione la sua casa a san moro.. che è la stassa che con umiltà ha portato i tavoli per mangiare alla domenica a villa buri (voi della staff non vi cito perchè lo sapete di essere bravi) credo che se loro sono riusciti a dare coraggio a me sicuramente noi riusciremo a darlo alle nuove generazioni, che è un po il discorso che si faceva al campo.. scusate ma quando scrivo sono lungo e prolisso ma spero di portare anch'io un contributo con affetto paolo P.S. io non ho capito se c'è una divisa.. a me piace il grembiule. che nasconde la mia pancia e se ci sono variazioni di volume.. si regola con la fettuccia!!!
Posted by Paolo (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 20:25
Ogni campo è un occasione per conoscere, approfondire e capire di cosa hai ulteriormente bisogno.
Non credo che il percorso scout debba necessariamente passare per l’esperienza dei lupetti, chi ha potuto farlo è fortunato, ma ognuno nel momento in cui conosce lo scautismo fa esperienza di scautismo.
Io che ho fatto tutto il percorso (da coccinella AGI), compresi i campi di formazione (gli antichi 1° e 2° tempo) e il brevetto e che sono attualmente capo in AGESCI penso che al campo siano stati dati alcuni elementi essenziali, per alcuni alcune cose già viste, per altri cose sentite raccontare, per altri ancora cose nuove, per tutti un esperienza comunque da cogliere in quanto fatta con persone diverse.
Un campo non può dare tutto, non deve essere un “bignami“ dello scautismo perché lo scautismo SI IMPARA FACENDO e facendo anche esperienze che, per forza di cose sono “limitate” ma che intanto ti fanno inserire in tassello nella tua vita.
Al campo di Villa Buri lo scautismo si è respirato: il cominciare dalle piccole cose pratiche, il rivivere antiche esperienze scout, il condividere convivialmente, l’esporci con le scenette, la “fatica” della route, l’allegria e l’entusiasmo (sembravamo i lupetti) della cucina alla “trappeur”, la veglia semplice, ma suggestiva, la messa incisiva anche se la stanchezza cominciava a farsi sentire, la condivisione finale, il tutto intervallato dalle chiacchierate ma anche dalle meditazioni, molto profonde; tutto questo ci ha fatto sentire “comunità”.
Non possiamo pensare che lo scautismo sia una cosa statica, i valori sono immutati, il metodo per raggiungerli è una strada.
Buona Strada
Chiara Sabadin
Questo è il canto che si fa accompagnando i rover e le scolte alla Partenza.
Mi piace in particolare l’ultima strofa.
E DI NUOVO ROUTE
Viene il giorno in cui chiedi a te stesso dove voli
viene il tempo in cui ti guardi e i tuoi sogni son caduti
E' il momento di rischiare di decidere da soli
non fermarsi e lottare per non essere abbattuti
RIT. Spingerò i miei passi sulla strada
passerò tra i rovi e l'erba alta
la gioia m'ha trovato la pienezza
non starò più seduto ad aspettare
Sulle spalle una mano che si spinge a trattenere
vuol fermare l'avventura ma ritorno a camminare
ho incontrato troppa gente che mi ha dato senza avere
voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare. RIT.
E' parola come vento tra le porte quella stretta
gli uni gli altri nell'amore non avere che un canto
questo tempo non ha niente da offrire a chi aspetta
prende tutto prende dentro sai fin dove non sai quanto. RIT.
Non è strada di chi parte e già vuole arrivare
non la strada dei sicuri dei sicuri di riuscire
non è fatta per chi è fermo per chi non vuol cambiare
E' la strada di chi parte ed arriva per partire. RIT.
Posted by Chiara (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 19:07
Le strade che si incontrano nascono dalle diverse esperienze. Il percorso di Mario con B.P. è il segno che porta ovunque si trovi. A villa Buri traspariva bene come non tutti avevano questa esperienza di vita, ma chi prima chi dopo, aveva conosciuto ed iniziato a percorrere questa strada nei diversi tempi e modi della sua storia. Complimenti, a chi si è messo all’incrocio di tutte queste provenienze e si è offerto di accompagnare, tutti assieme, ad esplorare nuovi orizzonti sullo stile e sul metodo e per traguardi di vita che si sono svelati alle soglie del Sinodo. Avete chiesto non emozioni ma contenuti: strada, spiritualità, gruppo, convivialità, storia, metodo, gioco, cerimonia, riflessione, c’era molto e tutti hanno partecipato. Questa overdose di emozioni ha lasciato il dolce in bocca e per un extra associativo come me, è sapore e occasione di continua riflessione a quello che è stato fatto e detto, e questo è stato riportato alla comunità.
Caro Mario, sei esempio che si offre al presente verso un futuro. Caro Alberto sei regista di questa orchestra di vita che si esprime attraverso la musica di B.P., e chissà di quali altre sinfonie. Grazie, per avervi incontrati, grazie per il tempo donato e la strada percorsa assieme. In questa Vita, ci avete fatto provare, attimi di Comunità.
Umberto Locatello
Posted by Umberto (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 18:15
Il Campo della Responsabilità svolto a Villa Buri mi ha soddisfatto sia per i formatori che per gli allievi partecipanti, sia per l’ambiente che si è instaurato, non solo nel mio “nodo”, ma in generale in tutto il campo, tra tutti i partecipanti sia formatori che allievi.
Certo 2 ½ giorni sono pochi per completare quella che potrebbe rappresentare la formazione di massima di un responsabile (Magister o altro). Il ritorno al passato (scout) è stato più che positivo per me che avevo fatto, a suo tempo, tutto l’iter scout, cominciando da Lupetto,nonché quello formativo di allora (e parlo degli anni tra il ’60 ed il ’70 nell’ASCI) col 1° e 2° tempo, senza il Gilwell che allora andava per lo più fatto in Inghilterra e bisognava conoscere decentemente l’inglese.
Mi domando però come avrebbe recepito il tutto chi nello scoutismo non era stato e cioè chi era entrato nel MASCI da adulto con una formazione avuta solo nel MASCI stesso. L’esperienza al riguardo mi dice che vi sono persone che, una volta entrati nel MASCI si sono date da fare per comprendere cosa è lo scoutismo, sia nella teoria, con testi adeguati, sia nella pratica partecipando il più possibile agli eventi del MASCI e a campi di formazione o specializzazione, ma purtroppo anche altri che non sono entrati nello spirito dello scoutismo e non hanno concepito che lo scoutismo non è solo servizio e sprone verso il servizio (e ci sono tante associazioni di volontariato che lo propongono), neanche solo servizio cattolico (anche qui vi sono molteplici possibilità per farlo), ma è qualcosa di più, e solo vivendolo ed a proprie spese lo si può capire.
Non voglio però dire che ruoli di responsabilità li possano avere solo quelli che erano stati scout, né che per averli bisogna necessariamente fare un Campo della Responsabilità (non vorrei assolutamente che possa essere Magister o quadro nel Movimento solo chi ha fatto il “Campo per Magister”), ma piuttosto che forse il taglio per chi non era stato scout “prima” deve essere diverso. Non so se per questo basta il Campo della Scoperta, forse bisogna avere tanti campi possibili di cui alcuni incentrati sulle tipologie dello scoutismo giovanile (natura, lavori manuali, la strada, rapporti con i giovani e così via) in modo da dare la possibilità al singolo di “riempire” le sue lacune scout e “completarsi” nel suo essere scout nel MASCI.
E qui un altro punto, forse più personale. Io mi sono “costretto” a fare il Magister nella mia Comunità, perché nessuno voleva farlo, alcuni poiché non si ritenevano capaci o idonei, altri perché erano troppo “occupati” e non avevano tempo, ed in definitiva, non vi era un candidato ad essere Magister.
Io ritengo che quasi tutti (se non tutti) possono essere Magister di una Comunità MASCI, se prendono questo incarico con tanta buona volontà e con vero spirito di servizio, servizio cattolico, fidando non tanto sulle proprie forze e capacità, ma su quelle che loro arriveranno se sapranno chiederle a Chi tutto può dare e dà.
Allora un Campo della Responsabilità come quello di Villa Buri serve molto, e serve ancora di più se affiancato (ma i tempi sono quelli che sono ed il tempo è, purtroppo, sempre tiranno) da qualcosa in più sulla spiritualità, dello e nello scoutismo, della e nella strada, del e nel servizio.
In effetti ci sono stati buoni e forti momenti di spiritualità, ma, o forse io non li ho saputi cogliere, mancava un po’, a mio parere, un rapporto più stretto con lo “scout”.
Non lo so, allora forse un Campo solo non è sufficiente, e bisogna ampliarlo con un secondo?
Forse sbaglio, forse sono io che non ho colto certe cose, per questo alla richiesta di Albert “Ho bisogno di aiuto”, mando queste mie note a tutti i partecipanti al campo, in attesa di risposte, di precisazioni da chi, forse, ha visto, e sentito, e capito, le cose meglio di me.
Un fraterno saluto a tutti,
BUONA STRADA,
Mario Durelli
Posted by Mario (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 18:10
Grazie di cuore a tutto lo staff e a quanti si sono prodigati per rendere possibile quanto speravamo di trovare; il Masci - lo scoutismo - ha veramente aperta davanti a se una strada di successo: basta percorrerla. Io e Cristina chiediamo scusa per essere dovuti partire in maniera troppo frettolosa e di non esserci soffermati per gli ultimi abbracci. Alla prossima occasione. Nedo e Cri
Posted by Nedo e Cri (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 18:05
Ciao,
sono quella del giorno dopo( ancora non è finito).In che senso?.
Questo:ieri, poichè Nedo voleva partire in tutta fretta, non sono riuscita a salutare nessuno dopo la foto e ciò mi manca molto,
non è nel mio stile scappare.
Sei l'unico di cui conosco la mail e quindi approfitto per salutarti e ringraziarti per il lavoro e l'impegno tuo e di tutto lo staff:
grazie per i numerosi chiarimenti, per la speranza che si ravviva con le vostre dritte e con le parole che non sono mai scon-
tate;grazie per la vostra fede nel Signore e per la fiducia nel progetto del movimento.
Mi piacerebbe ringraziare e salutare tutti coloro che hanno partecipato perchè, anche se per un tempo limitato, è stata fatta un pò di strada Insieme, perchè c'è stata condivisione e partecipazione.
Grazie a don Mario per il suo intervento e per l'eucarestia.
Mi sto rileggendo il quaderno del campo e gli appunti, ma spero tanto nel materiale che ci perverrà da parte vostra o di Lorena.
Le colline veronesi son stupende e ci ho lasciato un pò del mio cuore.
Un abbraccio e buona strada.
Marta
Posted by Marta (non verificato) on Lun, 05/07/2010 - 17:53
Ogni scout quando parte per un campo parte sempre con uno zaino pieno di esperienze e pieno di se.
Io invece sono partito con uno zaino vuoto, una chitarra e con poca esperienza e senza sapere a cosa andavo incontro: sapevo solo che andavo a “ giocare” con delle persone disabili, con delle persone che avevano tanta voglia di stare in compagnia e tanta voglia di sentirsi normali, assieme agli altri.
Un viaggio lungo, dalla Sicilia alla Puglia, un viaggio notturno in pullman un viaggio con tanti dubbi e tanti perché, ma una sola certezza: rendere felici gli altri.
Arrivato al campo di buon mattino ( 6,30 ) era come se stessero aspettando tutti me, il Capo campo mi riferiva che erano svegli dalle ore 05,00 del mattino, e non avevano più nessuna intenzione di dormire.
Neanche il tempo di disfare lo zaino, neanche il tempo di godere del mio posto letto, e mi metto subito al lavoro, mi chiamano subito nella camerata dove dormivano i disabili per svolgere il primo compito mattutino, doccia, barba, vestizione e infine accompagnamento per la colazione.
Non avevo mai avuto una esperienza di servizio simile, ma la gioia che c’era in me e la gioia che vedevo in loro superava qualsiasi difficoltà, superava qualsiasi imbarazzo, e la cosa più bella e più emozionante è stata quella di avere la sensazione di conoscerci da sempre, come se fossimo sempre stati insieme e avessi fatto loro la doccia ogni mattina, la verità era che ci conoscevamo da solo un’ora, ed era bastato solo un SORRISO per far nascere una nuova amicizia, un nuovo rapporto di grande rispetto era nato tra me e loro.
Assieme abbiamo trascorso tre giorni tra gioco, animazione, scherzi e perché no, anche gavettoni, nati con il grande gioco finale (il campo era ambientato sul cartone animato Shrek).
Al ritorno il mio zaino si è riempito di tanta esperienza e di qualche sicurezza in più: amare il prossimo, amare gli altri, soprattutto quelli che sembra non possano darti niente in cambio.
Io invece ho ricevuto tantissimo da loro, ho ricevuto gioia amore e amicizia, e sono contento di aver messo a disposizione per loro, in questi giorni di campo, le mie mani, le mie gambe e i miei occhi.
Con molti di questi ragazzi ci rivedremo tra qualche giorno sul treno bianco diretto a Lourdes, e alla fine di questa avventura come di ogni altra, si continua a vivere e sperare nell’attesa di un’altra occasione per fare servizio e regalare sorrisi.
Maurizio Lo Cascio
Qualche brevissima considerazione sul campo sulla COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, tenutosi a Sala (Rieti) dal 25 al 27 giugno 2010.
Il campo era sul tema dei problemi da affrontare negli interventi di solidarietà internazionale da parte del MASCI. Il tema era quindi molto tecnico e poteva risultare arido e noioso. Invece i partecipanti, i relatori e l’organizzazione hanno saputo trovare la maniera giusta per affrontare il tema e suscitare l’entusiasmo di tutti.
Le relazioni di Mario Sica, membro del comitato internazionale del ISGF, di Giuseppe Florio responsabile della ONG Progetto Continenti e di Francesco Meneghetti della Caritas Italiana, hanno posto l’accento giusto sulle svariate problematiche che si affrontano negli interventi di cooperazione internazionale che sono sempre più spesso tra le attività più frequenti delle comunità MASCI. Alle relazioni è seguito un intensa attività dei partecipanti organizzati in due gruppi: uno simulava la parte dei nativi di un paese in via di sviluppo (si è scelto il Malawi) e sono stati studiati i progetti da porre all’attenzione di chi viene a portare aiuti di solidarietà internazionale; l’altro gruppo simulava la parte di chi viene con una organizzazione a portare aiuti in tale paese e studiava come articolare gli interventi, come pianificare le spese etc.
Un ringraziamento particolare sento di doverlo rivolgere al capo-campo Francesco, che ha saputo amalgamare bene le esperienze dei partecipanti e guidare tutti verso l’entusiasmo che comporta sempre questo tipo di interventi: B.-P. diceva che “la vera felicità è far felici gli altri”.
Tante “lodi” alla pattuglia logistica, formata dagli AS delle comunità MASCI Roma 4 e Roma 14, che ha mostrato alta professionalità ed entusiasmo nel condurre il servizio che gli era stato richiesto.
Franco
Rispondo ad Albert. Scrivo a tutti gli amici del “campo della responsabilità” e alla mia squadriglia “nodo Margherita”.
Caro Paolo di Busto,
Leggere le tue parole è stato come leggermi dentro: stesse opinioni e stesso modo di sentire, anche se espressi in maniera diversa dalla mia; nella maniera di Paolo.
Ora non stupirti per i troppi “anch’io"!
Sono con te... anch’io a Villa Buri ho respirato aria fresca, aria nuova colma di nuove esperienze.
Anch’io provengo dallo scautismo giovanile, (dove ho percorso le tappe fino alla partenza). Come te poi, mi sono allontanata, (non per scelta ma per motivi contingenti), frequentando altre realtà sociali. Mi sono, però sono sempre e comunque sentita scout nel cuore e nell’amore verso il prossimo, (qualsiasi questi fosse), cercando di fare “del mio meglio” per donarlo agli “altri” sia nella realtà vita di tutti giorni come nella mia professione.
Poi, non molti anni fa, ritornando a vivere nei luoghi della giovinezza ho scoperto “lo scoutismo per adulti”. Da circa cinque anni faccio parte della comunità di Spresiano (TV) e in questo momento svolgo il mio servizio col ruolo di Magister.
Ho letto su “Pregare al ritmo della vita”, scritto “da uno scout per gli scout”: Padre Stefano Roze un religioso di origine francese della comunità di Sant’Antimo, ex scout e ora formatore e assistente scout. Di una comunità e di una struttura voluta per accogliere scout di tutto il mondo.
”Chi potrà mai tradurre l'avventura della strada a una riflessione … Tradurre i nostri passi in un testo scritto rischia di essere un tradimento. La strada è sempre troppo lunga per essere raccontata … Meglio sarebbe tacere, pregare e insieme camminare!”. (Pregare al ritmo della vita” di Stefano Roze. Pag108 )
Ne deriva che non è assolutamente e tanto meno facile “parlare" di sentimenti usando poche e semplici parole; ci proverò, anche se il risultato non è garantito!
Il campo di villa Buri ci ha offerto con generosità, nuove ed importanti esperienze, mettendoci nell’occasione di “vivere inedite esperienze”, che perché vissute appartengono al mondo personale dei sentimenti e delle emozioni: esperienze che per questo rimangono “dentro" indelebili, andando a costruire un patrimonio al quale attingere sempre, e in particolare nei momenti di difficoltà.
Senza scordare il "tanto" ricevuto come persona in relazione con altre persone, uomini e donne che condividono gli stessi ideali e aspirano alle stesse mete. L'atmosfera che si crea tra queste, aiuta la crescita personale, offre "strumenti" (in più) da utilizzare specie all’interno del “gruppo”. Entrambi, esperienze personali e rapporti interpersonal, arricchiscono e ci guidano nell’intricata strada dei rapporti interpersona: un patrimonio da trasmettere agli altri attraverso i comportamenti affinché si faccia patrimonio comune: trasmesso non attraverso vane parole ma con i comportamenti: l’esempio.
Entrambe, esperienza personali e rapporti interpersonali aiutano una conoscenza reciproca più vera e profonda fatta di "ascolto", di comprensione, di disponibilità; una risorsa da mettere in campo sempre e particolatamente all’interno della Comunità. Nei rapporti autentici, ognuno porta se stesso con il proprio modo di vedere e di sentire, le proprie convinzioni, la propria vita “vissuta”: un mondo esclusivo, un mondo di unicità e di diversità ( ogni individuo è unico e irripetibile) che ci aiuta a “crescere”. E’ così che ognuno di noi diventa risorsa per “l’altro”, mettendo le proprie diversità a disposizione di tutti. Poiché nella relazione tra persone si realizza uno scambio, ciascuno può dare e prendere a piene mani e camminando insieme fare strada nel cuore. Con tali premesse, allora provenire o no dallo scoutismo non è importante, anzi a mio modo di vedere le persone non “ex scout”, proprio perché giungono da una realtà diversa, possono dare ancora di più.
“Quando sono arrivati, non parlavamo lo stesso linguaggio… Eravamo stranieri. Ci siamo incamminati …
Sei tu (strada) che costruisci la comunità e stabilisci i veri rapporti:
quando lui era assetato, io ho accostato la mia boraccia alla sua bocca;
quando lui era stanco, io ho portato il suo zaino;
quando lui dava segni di stanchezza, ho frenato il mio passo per mettermi alla pari tua. I chilometri rendono fratelli.” (“Pregare al ritmo della vita” di Stefano Roze. pag 108,109).
Il clima di condivisione e vicinanza che si respirava al campo già il venerdì sera e che si era creato "facendo assieme", è stato un elemento fondamentale per vivere appieno l'esperienza e il clima del campo. Quella più forte e significativa è stata sicuramente la ruote: ci ha posto fianco a fianco sulla stessa via a calcare gli stessi passi, condividendo fatica, sudore ma anche gioia e allegria.
La route ha offerto diversi e importanti momenti formativi, quali:
“Parlare”di scoutismo nei momenti di sosta, accompagnati dai nostri capaci formatori: con la loro disponibilità hanno incoraggiato la partecipazione attiva di tutti.
Poi il pranzo: dividere e mangiare lo stesso pane ci ha avvicinati ancora di più, donandoci un forte senso di appartenenza. Come d'altra parte il pranzo serale: ci ha riunito attorno al fuoco del braciere, proprio come una grande famiglia intorno al desco. Ci sentivamo davvero famiglia e i più capaci aiutavano gli inesperti, come la sottoscritta, nella preparazione del pasto serale alla trappeur.
Infine un momento carico di emozioni, e che personalmente non dimenticherò, è la straordinaria esperienza serale della veglia; abbiamo pregato insieme, camminato insieme passo dopo passo fino alla casa di Dio; li, con don Mario abbiamo condiviso un altro e più importante banchetto: quello dell’eucarestia.
La spiritualità ha avuto momenti pregnanti, grazie alla “complicità” di don Mario nel condurci nel confronto, nella preghiera e nell’eucarestia, e non di meno con il paziente lavoro dei nostri formatori.
Alla fine, aldilà del proprio modo di vedere e di sentire, una cosa ci accumunava tutti: tutti siamo ritornati alle nostre case, ma tutti più ricchi di prima.
“Per tutti gli uomini LA STRADA è un linguaggio simile… Qui abbiamo imparato il modo di vivere in comunità …. Ci hai rivelato i nostri limiti, le nostre ricchezze e siamo entrati in un mondo nuovo … Con te abbiamo compreso il bisogno e l’urgenza di osservare, camminare, tacere, adorare... I chilometri ci hanno riaperto gli occhi sugli splendori di Madre Natura, specchio di Dio. O route che porti i nostri passi, sei scuola di bellezza e riflesso di Dio.
Incamminiamoci! “Pregare al ritmo della vita” di Stefano Roze. Pag 108,109)
Ciao Paolo,
Spero che questo campo ti abbia portato quello che cercavi.
A me ha dato tanto, tutto ciò di cui avevo bisogno e che in fondo mi aspettavo, anche se non ero in grado di capire in modo chiaro cos’era!
Con affetto vero, un saluto “Ai magnifici trenta [meno uno] di Villa Buri” e al “Magnifico staff”
Maria Caterina Visentin
Scusate...
ho provato e riprovato e non riesco ad inviare il mio commento. Non sono stata capacen d'impostare pagina come volevo e dovevo.
Ve lo invio tramite posta elettronica.
Un caro saluto a tutti!
Maria Caterina Visaentin
Camarda...
da qui è partita la mia avventura nel MASCI, nel settembre dello scorso anno...
e tornare qui è sempre come ritornare alle proprie origini, condizione ideale per verificare la validità della strada che si sta percorrendo...
Campo della Responsabilità...
devo ammettere che, qualunque fosse stato il tema, non avrei perso l’occasione di tornare a Camarda... e di questo ringrazio l’amica Franca, che con utile anticipo mi ha portato a conoscenza della preparazione di questo evento...
In questa poche e semplici righe, eviterò di fare un riepilogo crologico di questo carismatico evento: lo hanno già fatto molto bene altri fratelli/sorelle...
Preferisco focalizzare alcuni aspetti, piccoli angoli della mia anima, lì dove rimangono le cose più personali...
Se è vero che la soddisfazione che lascia in noi un determinato evento è frutto delle nostre aspettative, allora la mia non poteva che rivelarsi grande...
E io cosa mi aspettavo?
Il primo obiettivo era quello di rivedere le persone che sono rimaste nel mio cuore: i cittadini di Camarda, che non smetterò mai di ringraziare per avermi dato l’opportunità di spendermi per loro, e, a conti fatti, riportare a casa, nella mia anima, molto di più di quanto abbia dato... e Franca, con la quale ho condiviso una settimana tra le più importanti della mia (lunga) vita scout... Mi dispiace non aver potuto rivedere Pia e Vittorio, ma prima o poi la vita ci ritroverà accanto...
L’altro obiettivo era ricevere quelle informazioni capaci di guidare il mio ragionamento in una comprensione più completa di cosa sia il MASCI e, ancor più, la Comunità...
Ritengo che entrambi gli obiettivi preposti sono stati raggiunti...
Io... io a volte mi sento un privilegiato... e non so chi ringraziare per questo, se non volgendo gli occhi al Cielo...
Sì, perché incontrare le persone con cui avevo condiviso, anche se per pochi giorni, la vita di campo, incontrarne gli sguardi e in quel momento vederli illuminati e sorridenti, fa di me un uomo privilegiato: la luce e il sorriso di quegli sguardi sanno trovar posto in quel angolino del cuore da dove niente e nessuno può rubarceli, con quel calore che si scopre così prezioso nei freddi momenti di difficoltà...
Ed è stato bello, la sera della veglia, che, alla domanda posta dal nostro presidente Riccardo “cosa possiamo fare per voi?”, loro abbiano risposto, con quella semplicità che sgorga da grande forza d’animo “Noi non possiamo più avere le nostre vecchie case, fatte di odori e sapori e rumori che mai più torneranno... A voi possiamo solo chiedere di essere qui con noi e farci sentire capaci, anche soltanto cucinando per voi, di fare ben altro che arrovellarci sul pensiero di ciò che non sarà più...”
Credo che queste siano le parole più belle che un adulto scout possa sentirsi rivolgere... ma sono anche molto impegnative e non possono essere disattese...
Tu, Riccardo, hai fatto la domanda... e la forza della risposta è entrata violentemente in tutti noi: qui il MASCI è venuto, ha lavorato, ha pianto e riso, e qui deve continuare a venire, con le maniche rimboccate e la voglia di cantare...!
Dei fratelli che ho avuto accanto in questo evento vorrei evidenziare la semplicità d’animo, quella disponibilità a fare strada insieme... la capacità di guardarsi negli occhi per sentirsi stretti in un unico abbraccio...
Passo ora ad una verifica personale sull’evento.
Per impegni di lavoro sono giunto in ritardo venerdì, quando già il tramonto stava ad indicare che qualcosa me l’ero già persa... Si parlava di carciofi, ma tanto non è più stagione... :)
Globalmente l’evento è risultato ben organizzato, con semplicità e completezza.
Prima di arrivare ero personalmente perplesso per la scelta di essere ospitati dai cittadini di Camarda. Un po’ perché sono tuttora legato al fascino della tenda, ma soprattutto per il timore di gravare su persone che già hanno la loro parte di problemi. Invece, a conti fatti, è stata un’esperienza speciale e preziosa, un’ospitalità eccellente e impreziosita da persone che sanno, tra amici, ritrovare la forza di sorridere...
Interessante e gratificante la mini-route da Assergi a San Pietro, durante la quale abbiamo anche beneficiato di condizioni meteo ottimali, pur nella imprevedibilità del clima di montagna...
Le sessioni hanno avuto contenuti rilevanti e ben espressi dai relatori, anche se a volte a me sono risultate “pallose”... del resto, che ci volete fare, io son fatto così, e fermo su una panca a lungo non riesco a starci...
Comunque adesso ho idee molto più chiare sul fatto che il carciofo non è solo un ortaggio, il magister non è un re magio, che devo smettere di dire “carta di Clan”, perché ora è di Comunità...
L’animazione (e qui faccio autocritica) non è stata sempre efficace e a volte addirittura “sfasata”. Sarebbe stato molto utile che, anziché farmi solo coinvolgere nella stesura di una carnet di canti, gli organizzatori mi avessero messo al corrente del programma... Perché una veglia richiede canti ben diversi da un fuoco di bivacco e un bel canto sul “carciofo” poteva ben essere inventato come canzone del campo!
Insomma, anche quando le cose vanno bene, si può sempre fare meglio...!
Un ringraziamento a tutti coloro che si sono spesi nell’organizzazione di questo evento e anche a Lucio e Fabio, che hanno scattato pregevoli fotografie e le hanno messe in comune...
Credo di avervi già tediato abbastanza e vi abbraccio tutti... ma proprio tutti!!!!
Angelino (the best!)
Le motivazioni che mi hanno spinto a partecipare al campo erano essenzialmente legate alla volontà di testimoniare alla mia comunità che i campi di formazione sono occasioni da non perdere e un motivo importante del nostro essere movimento. Credo che alla fine le cose siano state di più. L'aspetto esperienziale del campo, la voglia di confrontarsi e di mettersi in gioco, la scoperta di persone che, pur proveniendo da esperienze diverse hanno obiettivi comuni. Un movimento che si sta interrogando ma anche dando risposte. Lo scoutismo, anche nella sua accezione adulta, non può prescindere da alcuni punti fermi e al campo a Camarda ne abbiamo toccati parecchi: l'essenzialità, la solidarietà e la testimonianza, la vita all'aria aperta e la strada (non solo in senso metaforico), la comunità e la spiritualità. Lo stare bene insieme anche solo per raccontare qualcosa di nostro e il risentirci alcuni giorni dopo per salutarsi.
Cosa chiedere di più? Pur rendendomi conto che il tempo di un campo è poco bisognerebbe pensare a momenti di esperienza condivisa con il luogo che ci ospita (anche se già è stata importante la serata di racconto del sabato). Scoprire, ad esempio la responsabilità attraverso un'attività pratica potrebbe essere molto significativo. Visitare la cittadina, conoscere i bisogni della popolazione ed interrogarsi su quale è la responsabilità, reale e concreta di ognuno di noi, in quella situazione è metodo scout: vedere, capire, agire , per crescere.
Buona Strada
Alessandro
Voglio anche io condividere con voi alcune delle mie impressioni provate durante e dopo l’Isola della Responsabilità di Camarda.
Partecipare ad uno degli eventi nazionali, quali appunto campi, convegni, route, ed altro è sempre un’esperienza che arricchisce per lo scambio umano che si riesce a concentrare in così pochi giorni. Anche questa di occasione non è stata da meno, anzi vista la location dove si è svolta, è andata oltre le aspettative che prevedevo. Già dalle varie e-mail di convocazione ricevute nei giorni precedenti, abbiamo potuto capire che la formazione degli scout che andranno a ricoprire incarichi di responsabilità nelle comunità, è un aspetto che sta molto a cuore al CN del movimento. Lo staff di formazione infatti riunitosi in Abruzzo, contava oltre al Presidente Della Rocca, anche altri membri del CN per così dare una valenza ancora maggiore a questo evento. La scelta di Camarda poi è per dare un senso di continuita a quella presenza che ha visto gli Adulti Scout del MASCI impegnati nelle tendopoli del post terremoto. Ci siamo impegnati come movimento, ad aiutare queste genti e la nostra presenza vuole essere un segno tangibile di questo.
Già domenica sera al mio ritorno a casa, rileggendo gli appunti, il quaderno del campo insieme ad altro materiale ricevuto, ho potuto constatare che per me questo campo è stato come un proseguimento del lavoro svolto al Sinodo di Alghero. Molti sono gli spunti del Sinodo ripresi durante i tre giorni di lavoro e questo ha completato una serie di informazioni che saranno occasione di lavoro in comunità e non solo. Ho avuto inoltre conferma del buon lavoro svolto per la stesura della nostra Carta di Comunità oramai in dirittura di arrivo.
I miei compagni di avventura provenivano da varie regioni d’Italia, alcuni già conosciuti in altre occasioni, altri invece sono stati una piacevole scoperta. C’è un mondo fatto di persone molto variegato nel MASCI ed ogni volta è un piacere conoscere e condividere esperienze. Abbiamo analizzato molti aspetti riguardanti la “chiamata” all’incarico di responsabilità nella Comunità, scegliendo l’analogia con S. Pietro, chiamato a divenire pescatore di anime da Gesù. Ci siamo guardati dentro, cercando di capire il significato del “senso della vita”, abbiamo sfogliato il nostro “carciofo”, per mettere a nudo il cuore più tenero di ognuno di noi, ci siamo confrontati su temi ed esperienze. Ma l’aver condiviso con gli abitanti di Camarda un po’ del nostro tempo è stato sicuramente la cosa più bella. Abbiamo pregato, cantato e fatto festa tutto questo, lasciatemelo dire, coccolati da loro, i quali si sono presi cura di noi. Ci hanno ospitato nelle loro case per la notte, hanno preparato per noi tutti i pasti. Con loro abbiamo poi avuto momenti di condivisione in cui ci siamo conosciuti, ci hanno raccontato la storia del loro paese e i terribili momenti di quel 6 Aprile 2009, ci hanno accompagnato in visita nelle loro case duramente segnate dal sisma, abbiamo ballato e cantato con loro i canti popolari abruzzesi.
Momento importante è stata la route che ci ha portato da Assergi alla chiesetta di “S. Pietro alla Jenca” tanto cara a Giovanni Paolo II che lo ha visto molte volte raccolto in preghiera. Non una semplice gita, ma momento centrale per i lavori di gruppo che ci hanno visto protagonisti.
Permettetemi ora una riflessione di carattere più personale. Visitando il piccolo centro storico di Camarda mentre camminavo per i suoi vicoli segnati dell’incuria di un anno di abbandono, ho notato la forte somiglianza di quel borgo, con le viuzze del mio paese di origine. Ho provato in quel momento, una forte sensazione di angoscia al pensiero che anche lì possa succedere la stessa cosa. Ho immaginato quel posto a me tanto caro, abbandonato e vuoto. Non distrutto quindi, ma disabitato come lo è il centro storico di Camarda. Per un attimo mi sono immedesimato con quella gente, ho provato lo stesso disagio, nel vedere tutti i giorni le loro case abbandonate all’incuria ed all’immobilismo di una burocrazia esasperante. Alcuni di loro che abitano nelle nuove C.A.S.E. proprio di fronte al borgo antico, ancora piangono adesso quando la mattina aprono le finestre al nuovo giorno. Gli abitanti di Camarda ci chiedono di non essere abbandonati a se stessi, di non lasciarli soli, di aiutarli nel progetto di creare un Centro Polifunzionale, punto di partenza per ricreare la struttura sociale tra gli abitanti che è venuta meno. Noi del MASCI abbiamo promesso loro che il nostro impegno per aiutarli e per non lasciarli da soli, continuerà nel tempo, siamo sicuri che questa amicizia sincera non finirà a breve.
Desidero ringraziare lo staff che ci ha guidato nei lavori nei giorni del campo, i Camardesi tutti, che hanno reso possibile lo svolgimento del campo grazie alla loro squisita ospitalità ed i compagni di viaggio, con cui ho condiviso l’esperienza. “Bella Gente” ci ha definiti tutti Angelo (The Best). Si ha ragione noi scout del MASCI siamo proprio della Bella Gente!
Buona Strada amici cari, a presto.
Fabio
(Visto da uno che si occupava della logistica e delle vivande).
Tutto è pronto per iniziare il campo si è in attesa degli arrivi. Passa il tempo e di arrivi solo due A. S.! Ci guardavamo tra noi e brutti pensieri affollavano le nostre menti: abbiamo ordinato vivande per trenta persone; abbiamo organizzato sempre per trenta ma fino ad ora gli arrivi sono un po’ scarsini (eufemismo). Un susseguirsi telefonate verso gli iscritti per conoscere le loro posizioni alla fine solo cinque su tredici non si presentano al campo adducendo diversi motivi. Ognuno di noi si dedicava a dei lavori preparativi per non fare trapelare la propria delusione. La mia per l’occasione persa dalla mia regione di sfruttare un’occasione così ghiotta: Un campo fatto sotto casa! Pazienza e con la certezza che il futuro ci riserverà scenari diversi e più partecipativi.
Il campo è aperto con la cerimonia dell’issa bandiera e con la formazione delle tre pattuglie: piano, rete e parlato.
I partecipanti, come sempre, al primo contatto si studiano un po’ ma appena si entra nel vivo delle attività tutti i legacci, che ognuno di noi ha, si sciolgono e ci si apre verso gli altri. Si portano le proprie esperienze, il proprio vissuto e il proprio modo di vivere lo stato di A. S.. In questo modo il confronto é furiere di uno scambio senza condizionamenti.
C’è fervore per la preparazione delle scenette da presentare al fuoco da campo, anche noi della logistica siamo coinvolti: il filo conduttore è la storia dello scautismo e del MASCI.
Finalmente si da inizio all’agape fraterna con l’assaggio dei piatti regionali, la condivisione di sfottò e l’assaggio, non moderato, di vino.
Tutti in cerchio, il fuoco è acceso. La danza propiziatoria ha sortito il giusto effetto! Le scenette sono presentate utilizzando anche le ombre cinesi. Finito la cerimonia del fuoco tutti a nanna con il pensiero alla route che ci aspetta l’indomani.
Sabato, sveglia al canto del “Chiaror del mattino” cantato da un trio altamente intonato ma di svegliarsi ce ne vuole e qualcuno aspetta il caffè e la colazione in camera. Aspetta ancora …!
Colazione e preparazione per la route. Consegna ai partecipanti dei sacchetti con il lauto pranzo a sacco e bottiglietta di acqua minerale. Partenza con le auto verso il piazzale della centrale elettrica di Ariano – Olevano sul Tusciano e arrivati in loco, i partecipanti, si lasciano le auto che sono trasferite al punto di arrivo: Cannabbosto di Salitto – Olevano sul Tusciano. Ritornati al punto di partenza, s’inizia la route. Ci avviamo sulla strada e iniziamo ad abbandonare i luoghi abitati. Prima salita ripida ci si guarda un po’ spaventati, prima meditazione e prima apertura verso gli altri. La strada scorre sotto i nostri piedi, gli scambi si fanno più presenti, ci si preoccupa di chi sta dietro e si aspetta il suo ricongiungimento. Seconda tappa la fontana ci regala un’acqua sorgiva freschissima. Ci ritempra, di nuovo la strada scorre sotto i nostri piedi, il fiume accompagna la nostra camminata e incominciamo ad accusare la prima stanchezza, ma c’è qualcosa che ci spinge a non fermarci! Alcuni partecipanti sono in compagnia dei loro pensieri, altri parlottano tra loro. Ma io pagherei chi sa cosa per leggere i pensieri di chi è silenzioso e formulo delle ipotesi: Ma chi me l’ha fatto fare, stavo in casa seduto sul divano! O che bei posti. Mi sento in pace, che bel fiore.
Si arriva a Parco S. Michele. Terza chiacchierata. Pranzo a sacco e nel frattempo siamo stati raggiunti dal reparto AGESCI Napoli 2. Abbiamo subito concordato con i capi unità di fare il gioco programmato insieme, mischiando i ragazzi con gli adulti scout e … vedere l’effetto che fa! Il gioco consisteva nel ricomporre dei puzzle di foglie, riconoscere gli alberi di appartenenza e trovarli nel luogo. Vedere gli adulti mischiati ai ragazzi e all’unisono intenti a risolvere il quiz per dare la giusta soluzione al gioco. Dopo la festa fatta con gli scout, si è ripreso il cammino verso la meta finale. Di nuovo una salita, sarà tutta una salita. La strada ci accompagna facilitando lo scambio di veduta su quanto abbiamo realizzato. La stanchezza è presente ma, nel frattempo, lontana. Si vede sui pendii del monte Rajone la grotta di S. Michele con i campanili della chiesa in essa contenuta e un po’ più sotto la cella di S Vincenzo dell’VIII secolo. Sulla strada abbiamo incontrato una piccola vipera, fotografata da Marinella, che dopo un po’ abbiamo lasciato che raggiungesse la sua tana.
Finalmente abbiamo raggiunto “Cannobosto”, punto di arrivo. Ormai orario di cena, ma non c’è una struttura adatta alla cucina e quindi si cucina alla trappeur (?). Le braci stentano ad accendersi e quando lo fanno, scoppiettano come tanti tric – trac lanciando scintille sugli indumenti, sulle salsicce e sul pane. La fame non fa vedere i residui dei carboni sulle salsicce, anzi sono eccezionali hanno un sapore particolare e gradevole. Non parliamo del pane abbrustolito condito con olio, aglio e pomodori o con piccante calabrese. Quando le braci erano ottimali, sono finite le salsicce, il pane e i pomodori. Osservare i visi dei partecipanti e vedere la loro espressione è stato un premio inestimabile per noi della logistica e, penso, per tutti i componenti dello staff. Ma le sorprese non sono finite. La veglia che è seguita è stata intensa e accompagnata dalle luci intermittenti delle lucciole. La veglia è terminata nel chiostro, dove era preparato l’altare per la S. Messa da campo. Essere circondati dalla natura, avere come tetto le nubi e le stelle e a vista la valle del Sele con Capri sullo sfondo ci ha avvicinato di più al nostro Maestro.
La giornata è arrivata al termine, si riprendono le auto per ritornare a Battipaglia e andare a letto. Ma … le sorprese non sono finite … arrivati alla struttura, un bel piatto fumante di spaghetti aglio, olio e peperoncino ci aspettava per augurarci la buona notte. Agli spaghetti sono seguiti dolcetti e limoncello, entrambi fatti in casa. Con restio si va a dormire. La pioggia accompagnerà il nostro sonno ristoratore.
Sveglia, colazione, caffè.
Inizio delle attività con le lodi recitate nell’angolo Mariano. Ultima chiacchierata e inizio della verifica campo.
Questo, per me è stato un campo diverso sia per i contenuti, più vicini alla figura del Magister e più vissuto da parte dei partecipanti. Penso che la route effettuata su un percorso medio lungo e con medie difficoltà abbia aiutato a conoscerci meglio e ad aprirci di più al prossimo.
Sono sicuro, che quanto ricevuto da questo campo possa aiutare tutti i presenti ad affrontare meglio il loro cammino ed essere più vicino al prossimo che s’incontrerà.
Ciao a tutti.
Anche io ho finito adesso di sistemare le foto fatte a Camarda. Le potrete vedere entrando nella galleria immagini del sito della ns comunità (link a fine messaggio). Chiunque voglia avere copia di qualche foto con risoluzione migliore, mi mandi una mail.
Colgo l'occasione amici cari, visto l'interesse che ho destato sul Centro Scout S. Anna di Sala (RI), per inviarvi un depliant ed una lettera di presentazione del centro. Se poi qualcuno di voi fosse interessato a visitarlo di persona, la Zona Sud del Masci Lazio ha organizzato un campo il 27/29 Agosto aperto a tutti. Troverete ulteriori informazioni sul ns sito nei prossimi giorni.
Lucio, belle le tue foto. Sei riuscito a cogliere lo spirito dei tre giorni passati insieme.
Buona Strada a tutti ed a presto arrivederci.
Fabio
www.mascicisterna.altervista.org
Buonasera a voi tutti ....
si .. incredibile a dirsi son io, Lucio di Spoleto (Orso Affumicato), mi scuso per il ritardo,
voglio ringraziarvi per la bella esperienza vissuta insieme - esperienza emozionante !!
per ripercorrerla un poco insieme v'invio il link dove ho pubblicate le foto che ho scattato
(non ne ho fatte molte ma .. in compenso male)
http://picasaweb.google.com/MASCI.Spoleto/2010_06_19BattipagliaIsolaResp...
all'interno della galleria album della nostra Comunità MASCI SPOLETO troverete anche le foto di Camarda
In attesa di risentirvi o vedervi presto (io sono sia al Redentore che sull'altipiano d'Asiago)
Cari tutti,
ho fatto passare qualche giorno dalla fine del campo, come suggerito da Riccardo, ed il ricordo è ancora vivo e le emozioni pure.
E' stato per me un gran bel campo (il primo dopo più di 30 anni dall'ultima esperienza di comunità capi, e mi scuso per non avere condiviso molte competenze, piuttosto ne ho ricevute da voi parecchie)
Al primo posto l'aver conosciuto gli abitanti di Camarda ed essere stati ospiti nelle loro case.
Al secondo le relazioni degli amici dello staff che sono state molto interessanti e stimolanti (sto riscrivendo gli appunti e sto "ripassando" e "digerendo" gli innumerevoli stimoli proposti)
La strada per S.Pietro è stata una camminata molto bella e non particolarmente pesante.
Ciao e grazie a tutti.
Marcella (cicogna serena)
Dal 25 al 27 giugno 2010 Camarda è stata la sede del MASCI Nazionale nella formazione dei Capi delle Comunità (Magistri).
Una intensa “tre giorni” che ha permesso a 26 adulti scout provenienti da varie regioni d’Italia, dalla Sardegna al Piemonte, all’Umbria, all’Abruzzo, al Lazio, alla Puglia, al Molise, alla Emilia Romagna,di acquisire conoscenze e competenze per la conduzione di una Comunità MASCI.
Un appuntamento importante al punto che è stato lo stesso Presidente Nazionale Riccardo della Rocca a voler dirigere, affiancato dal’Assistente Ecclesiastico Nazionale Padre Francesco Compagnoni,da l Vice Segretario Nazionale Luigi Cioffi, al Segretario Regionale dell’Abruzzo Ernesto Albanello e dalla Vice Segretaria Regionale Abruzzese Franca Pirolo, dall’Amministratore nazionale del MASCI Renato Di Francesco.
L’iniziativa ha avuto il suo momento suggestivo e simbolico con l’apertura delle attività attraverso il rito dell’alzabandiera , svoltosi nel campo dove sono state ospitate le tende della Protezione Civile: sempre lì il “Campo di formazione” ha cominciato ad animarsi con momenti di riflessione e spunti per meglio saper stabilire contatti con gli adulti scout delle singole comunità.
Sabato 26 giugno è stata la giornata dedicata ad una route di cammino lungo un percorso che da Assergi si è inerpicato fino a San Pietro della Jenca.
Lì nella chiesetta resa suggestiva per i momenti di meditazione del grande Papa Giovanni Paolo II, Padre Francesco ha celebrato la S.Messa, al termine di ulteriori momenti di confronto sul senso dell’essere Magistri e sul modo di rapportarsi con la Comunità.
Le attività di approfondimento e di discussione sono state arricchite da momenti di svago e di intrattenimento attraverso il tradizionale “Fuoco di Bivacco” o mediante un confronto con la popolazione di Camarda per conoscere lo stato d’animo di ciascuno, dopo oltre un anno dal terremoto del 6 aprile 2009.
La tensostruttura installata nei pressi del Progetto C.A.S.E. ha svolto egregiamente la sua funzione di refettorio.
L’atmosfera di socialità e di scambio all’insegna dell’amicizia più autentica si è manifestata fin dal primo momento tra gli adulti scout e la popolazione, anche per merito dei presidenti delle associazioni Walter Scipioni e Gianluca De Cecchis , che hanno voluto davvero esprimere in modo schietto e sincero il proprio gradimento per la scelta di Camarda, quale cornice di questo importante evento.
Non ultimo, un particolare di grande valore simbolico: gli adulti scout hanno pernottato, ospiti delle case dei camardesi ed hanno così condiviso gli stati d’animo, le speranze, i progetti di tante famiglie che stanno sperimentando un nuovo modo di essere nel paese, pur fuori dal borgo.
Camarda, il paese storico, sembra quasi sorvegliare i suoi abitanti, dignitosa anche se ferita, ricca della sua storia fatta di vicoli e piazzette, con la sua stupenda fontana e con un orologio che continua a battere il suo tempo, a dimostrazione che il paese è desideroso di restare vivo nei pensieri dei suoi abitanti, anche se non ci sono più bambini che schiamazzano sotto le case, né si vedono panni ad asciugare o non si spargono i sapori del sugo del giorno della festa.
Carissimo Mario, sottoscrivo parola per parola quanto tu sostieni; ti rassicuro anche che interesse ed apprezzamento di quanto lì vissuto è avvenuta nello stesso modo e magari con maggior sorpresa e stupore - senso della scoperta! - anche da parte di coloro che scout non erano mai stati: con me da Rimini ce n'erano 5, compresa mia moglie e con età diverse. Non so però se questo è sufficiente ad aiutare Alberto (non ho ben capito cosa ci chiede). Posso continuare a sostenere con te che 2 giorni o poco più sono pochi, ma non è stata e non è l'unica opportunità che il nostro consiglio nazionale ci propone: anche per la nostra formazione personale, il processo è lento e non per questo meno entusiasmante; penso a tutto il percorso al quale ho avuto la fortuna di partecipare, da Montesilvano ad Alghero, a Fara Sabina, al S.Giorgio di quest'anno a Camarda in Abruzzo; ma anche Villa Buri di due anni fa; ai vecchi campi dei tre tempi, a Torre Canne.. Il Masci ha cominciato a rinnovarsi con il Patto Comunitario, lo Statuto, l'assemblea di Fiuggi... E grazie all'impegno di una vita di tanti scouts - Linati e moglie, Guarnieri...
Personalmente, sono stato esploratore dall'inizio degli anni '50, poi Rover e capo; ma già da allora e non solo io, si era attratti da un mondo più vasto, che ci chiamava oltre l'esperienza dello scoutismo; la politica, il sociale, la vita delle città, il servizio fuori dalla famiglia scout... dove portare quanto acquisito nello scoutismo. Anche la "canoa" di cui parla B.P. ci andava stretta: avremmo voluto affrontare, andare incontro al mondo, sempre però con l'organizzazione, senza disperderci, senza perdere i contatti con la "famiglia"; continuare a chiamarci scout. Ma si era a cavallo del '68 e tutto è passato come una stravaganza epocale. Siamo rimasti amici (fratelli) con coloro che hanno continuato a fare servizio in Asci poi Agesci, che hanno contribuito a fare crescere in modo esponenziale l'Associazione; con loro abbiamo conosciuto le nostre compagne/i, ci siamo sposati, abbiamo cresciuto i nostri figli a loro volta scout.
Poi 10 anni fa il Masci, invitati alla riscoperta dello scoutismo dall'incontro con colui che fu il nostro assistente di Clan; alla rilettura, per scoprirne l'attualità, della nostra vecchia Carta di Clan (stesa sulle note di don Primo Mazzolari). Ma se non si fosse presentata l'esigenza di lì a poco, di eleggere il coordinatore di Zona - come sempre per ogni carica tutti si sottraggono - anch'io sarei rimasto...al minimo indispensabile; intendo senza approfondire, spirito e senso del Movimento; la sua storia, le opportunità di continuare a crescere...
Oggi, come ancora tu bene osservi, il problema sono coloro che, per lo più entrati nel Masci ormai da 20/30 anni, spesso per "dare una mano" alle unità scout in cui militavano i figli, ma anche al proprio parroco, alla Caritas, in Protezione Civile...hanno indossato e portano il giglio senza la consapevolezza di essere parte di un Movimento che ha una sua storia, un progetto; di essere su una strada diversa - né migliore o più importante di altre forme di servizio - appunto perchè componente della famiglia Scout; la Promessa, la legge, formalità da ragazzi; la stessa uniforme, il fazzolettone, un fastidio da limitare a quando si è fra pochi intimi o se proprio non se ne può fare a meno (per chi ce l'ha!).
E non si tratta solo di aver pazienza: quando si capisce che il nuovo sta prendendo piede, il vecchio comincia coi colpi di coda.
Ad esmpio pare che alcune Comunità usino pagare le tessere collettivamente, anche con cene di autofinanziamento; vero o non vero, lo scarso attaccamento di troppi iscritti al Movimento è una realtà indiscutibile: come spiegare altrimenti il non raggiungimento del numero legale all'assemblea dell' Emilia Romagna? Nemmeno 60 (+ altrettante deleghe) su 600!
Occorrono dei paletti? E di quale tipo?
Riguardo alla tecnica, ma si, passerei sopra a qualche nodo; ma è concepibile che un adulto Scout non conosca le Scritture, la Costituzione (compiere il mio dovere verso Dio e il mio Paese) e facendo del proprio meglio per esserne buon testimone? E' possibile per uno scout non sentirsi responsabile della difesa delle regole, per la buona convivenza di tutti e con tutti? O della della natura (vedi da ultimo la legge per la privatizzazione dell'acqua).
Bè, Alberto ci chiede aiuto: mi accorgo invece che ...sto aumentando il carico dello zaino!
Comunque un grazie sincero a te, a tutti voi che ci avete permesso di vivere in fratellanza i momenti meravigliosi anche dell'ultima Villa Buri; come a tutti coloro che ogni giorno e costantemente si impegnano ad ogni livello per fare strada con questo Movimento. A presto e ancora grazie; Nedo Pivi
Io sono paolo di busto, anch'io ho fatto tutto l'iter scout dal lupetto a capo clan ho soltanto 2 primi tempi l/c e r/s e devo dire che i campi di formazione non li ho mai digeriti.. ho lasciato il servizio in agesci a 28 anni poi ho fatto una miriade di cose nel volontariato perchè volevo provare altre esperienze. attualmente faccio il segretario nel mio gruppo di busto (bidellaggio) nonostante mi abbiano sempre tirato per i capelli per partecipare alle uscite del nostro masci non mi sono mai censito perchè oltre che per rivedere la mia ex comunità capi non ci trovavo nulla di interessante.. oltre che per i problemi di salute dei quali soffro negli ultimi 10 anni. a villa buri ci sono arrivato non per fare il magister, ma perchè sia al capo di competenza a pianezza sia all'assemblea regionale sono stato "chiamato" ad essere testimone dello scoutismo e dell'immane patrimonio culturale che ha generato in questi 100 anni, ma non come intellettuale di metologia educativa o come testimone di dei cambiamenti culturali avvenuti grazie alle menti di tanti capi che ho conosciuto, neppure per le mie scelte attuate nella mia vita adulta, ma per testimoniare quella promessa che ho fatto 40 anni fa e dei 2 punti della legge che ho scelto cioè essere leale e aiutare il prossimo, e "dell'essere pronto" che nel mio caso che come prime specialità ho avuto mani abili e infermiere vuol dire che ancora oggi in macchina ho una corda,degli attrezzi e un e un prontosoccorso.. esattamente come avevo nel tascapane 40 anni fa In 40 anni nella mia vita sono cambiate tante cose, ho fatto mille esperienze negli scout nell'anffas nell'unitalsi nell'associazione papa giovanni in lega ambiente in mani tese e potrei andare avanti ancora, ma mai in queste esperienze ho respirato il clima degli scout dove si è gruppo a prescindere dal colore dei propri ideali politici, della propria estrazione sociale, del proprio percorso di fede, delle proprie capacità intellettuali o fisiche.. perchè si deve solo cercare di essere un po migliori.. dove si riesce.. non dare 1 o 1000 ma il proprio meglio. questa aria si è respirata a villa buri dove compressi in 2 giorni abbiamo convissuto parlando di scoutismo: persone un po dissociate come me, persone che hanno fatto la storia dello scoutismo italiano filosofi intellettuali mamme che hanno scelto questa strada per essere vicini a figli scout uomini che si sono trovati a percorla perchè i più liberi di tempo nel proprio gruppo.. ma tutti con lo stesso spirito scout che c'è non perchè si è fatto il lupetto, ma perchè si trasmette con il cuore. quando ero maestro dei novizi e mi sono trovato con ragazzi con un'età un po problematica, per far capire i valori cristiani e scout in un mondo di edonisti prendevo sempre come esempio la figura di san giovanni battista che era colui che battezzava con acqua preparando la strada a colui che averebbe battezzato con lo spirito santo, da quì il significato dello spirito santo, che non è la fiammella ma una condivisione di bene tra persone che si incontrano nel nome di dio (loro non credevano molto per cui parlavo di pace amore) cioè se si interagisce donandosi all'altro amando l'altro.. è come se un poco del nostro spirito si trasferisse nel cuore di chi lo riceve, per cui dopo l'incontro nel proprio cuore non ci sarà solo il tuo di bene ma anche quello dell'altro per il quale ne sarai testimone.. per quello che noi un giorno potremmo non esserci più ma il nostro spirito sarà immortale.. tutto sto giro di parole era per dire che lo scoutismo non "muore" con le persone, ma tramite queste continuerà ad alimentarsi nelle generazioni future. il campo di villa buri mi ha fatto molto riflettere sul fatto di essere testimoni di questo spirito di questa idea, che non si basa sulla solidità di una struttura organizzata ma nell'incastrare persone particolarmente generose affinche siano i metodi educativi che migliorino e siano al passo con i tempi in modo da rendere migliori le persone che si educano.. si è passati in 40 anni da un gruppo "folclorisctico" da affiancare alla banda del paese assieme alle associazioni sportive a un associazione dove le metologie educative sono state "rubate" in ogni ambito dalla scuola ai villaggi turistici, come quelle di formazione degli adulti, di come si si lavora in gruppo la progrssione personale ecc.ecc. sono state utilizzate nell'organizzazione del lavoro e non viceversa come si accennava, perchè queste "strategie aziendali americane" non sono state affinate da dirigenti ma da pedagoghi e psicologi. se uno pensa al consigli o di akela dei lupetti e come colleggialmente bambini e adulti fanno il punto sul branco.. si arriva come qualcuno abbia preso a piene mani dai libri di B.P. per come vedo io il movimento ANZIANI scout.. mi fa ridere che ci chiamiamo adulti.. perchè avendo fatto 2 anni di maestro dei novizi perparavo proprio i 17enni a diventare adulti e usavo "adulti" per sottolineare il fatto di prendersi delle responsabilità.. se dicevo "maggiorenni" la loro mente andava a comprare superalcolici a firmarsi le giustificazioni quando bigiavano scuola o alla patente per non parlare di altro.. ma paradossalmente è proprio con il clan che io vedo molte affinità. il clan prepara i ragazzi al sevizio associativo o extrassociativo ma anche quelli che magari questa strada non la percorreranno mai, infatti il punto finale dell'educazione scout non è un'arrivo ma è una PARTENZA.. e il ragazzo una volta scritta la propria lettera al clan se ne va da solo ma è anche da solo che fa delle esperienze all'interno del clan. Chi ha suggerito la canzone "di nuovo route" deve avere avuto anche lei la mia stessa sensazione. cioè che il masci che si sta preparando non sia il gruppo dei genitori attivo nell'agesci o nella parrocchia, che fa pellegrinaggi a santiago o crea gruppi legati all'ambiente ecc. ecc. ma un gruppo di persone che queste cose le fanno perchè fanno la loro "buona azione" come scout ma che nel masci trovino persone che condividano le fatiche che alle volte la strada ci pone.. che nel percorso della propria vita come in una route può accadere in momenti diversi ad ogniuno e sapere che in quel momento c'è una mano che si allunga per farti rialzare o qualcuno che anche per poco condivide il peso del tuo zaino ti possa dare forza per continuare il cammino.. o trovare nell'esperienza degli altri qualche strumento che può sevirci a risolvere qualche problema. un'altra cosa del masci che è un valore non indifferente che non si è abbastanza sottolineato è la differenza di età, qualcuno la pensava come limite io la penso come punto di forza, nell'agesci c'è un momento in cui vieni "pensionato" o fai il "quadro" se tu hai fatto bene il tuo lavoro, cioè se hai formato persone che da lupetti se la facevano addosso al primo pernottamento e ora ti prendono il posto di capo clan.. (più o meno questo è successo a me ma non penso grazie me) invece quì per me che ho sofferto di una grossa depressione vedere che ci sono persone che sono riuscite a superare situazioni di vita terribili e hanno ancora la gioia di abbrustolirsi un salamino sul fuoco mi da tanta carica, come mi ha commosso il fuoco del bivacco fatto come quando ero lupetto da da un lupetto di 85 anni!!! o l'accoglienza e spirito di servizio di chi ha ha messo a disposizione la sua casa a san moro.. che è la stassa che con umiltà ha portato i tavoli per mangiare alla domenica a villa buri (voi della staff non vi cito perchè lo sapete di essere bravi) credo che se loro sono riusciti a dare coraggio a me sicuramente noi riusciremo a darlo alle nuove generazioni, che è un po il discorso che si faceva al campo.. scusate ma quando scrivo sono lungo e prolisso ma spero di portare anch'io un contributo con affetto paolo P.S. io non ho capito se c'è una divisa.. a me piace il grembiule. che nasconde la mia pancia e se ci sono variazioni di volume.. si regola con la fettuccia!!!
Ogni campo è un occasione per conoscere, approfondire e capire di cosa hai ulteriormente bisogno.
Non credo che il percorso scout debba necessariamente passare per l’esperienza dei lupetti, chi ha potuto farlo è fortunato, ma ognuno nel momento in cui conosce lo scautismo fa esperienza di scautismo.
Io che ho fatto tutto il percorso (da coccinella AGI), compresi i campi di formazione (gli antichi 1° e 2° tempo) e il brevetto e che sono attualmente capo in AGESCI penso che al campo siano stati dati alcuni elementi essenziali, per alcuni alcune cose già viste, per altri cose sentite raccontare, per altri ancora cose nuove, per tutti un esperienza comunque da cogliere in quanto fatta con persone diverse.
Un campo non può dare tutto, non deve essere un “bignami“ dello scautismo perché lo scautismo SI IMPARA FACENDO e facendo anche esperienze che, per forza di cose sono “limitate” ma che intanto ti fanno inserire in tassello nella tua vita.
Al campo di Villa Buri lo scautismo si è respirato: il cominciare dalle piccole cose pratiche, il rivivere antiche esperienze scout, il condividere convivialmente, l’esporci con le scenette, la “fatica” della route, l’allegria e l’entusiasmo (sembravamo i lupetti) della cucina alla “trappeur”, la veglia semplice, ma suggestiva, la messa incisiva anche se la stanchezza cominciava a farsi sentire, la condivisione finale, il tutto intervallato dalle chiacchierate ma anche dalle meditazioni, molto profonde; tutto questo ci ha fatto sentire “comunità”.
Non possiamo pensare che lo scautismo sia una cosa statica, i valori sono immutati, il metodo per raggiungerli è una strada.
Buona Strada
Chiara Sabadin
Questo è il canto che si fa accompagnando i rover e le scolte alla Partenza.
Mi piace in particolare l’ultima strofa.
E DI NUOVO ROUTE
Viene il giorno in cui chiedi a te stesso dove voli
viene il tempo in cui ti guardi e i tuoi sogni son caduti
E' il momento di rischiare di decidere da soli
non fermarsi e lottare per non essere abbattuti
RIT. Spingerò i miei passi sulla strada
passerò tra i rovi e l'erba alta
la gioia m'ha trovato la pienezza
non starò più seduto ad aspettare
Sulle spalle una mano che si spinge a trattenere
vuol fermare l'avventura ma ritorno a camminare
ho incontrato troppa gente che mi ha dato senza avere
voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare. RIT.
E' parola come vento tra le porte quella stretta
gli uni gli altri nell'amore non avere che un canto
questo tempo non ha niente da offrire a chi aspetta
prende tutto prende dentro sai fin dove non sai quanto. RIT.
Non è strada di chi parte e già vuole arrivare
non la strada dei sicuri dei sicuri di riuscire
non è fatta per chi è fermo per chi non vuol cambiare
E' la strada di chi parte ed arriva per partire. RIT.
Le strade che si incontrano nascono dalle diverse esperienze. Il percorso di Mario con B.P. è il segno che porta ovunque si trovi. A villa Buri traspariva bene come non tutti avevano questa esperienza di vita, ma chi prima chi dopo, aveva conosciuto ed iniziato a percorrere questa strada nei diversi tempi e modi della sua storia. Complimenti, a chi si è messo all’incrocio di tutte queste provenienze e si è offerto di accompagnare, tutti assieme, ad esplorare nuovi orizzonti sullo stile e sul metodo e per traguardi di vita che si sono svelati alle soglie del Sinodo. Avete chiesto non emozioni ma contenuti: strada, spiritualità, gruppo, convivialità, storia, metodo, gioco, cerimonia, riflessione, c’era molto e tutti hanno partecipato. Questa overdose di emozioni ha lasciato il dolce in bocca e per un extra associativo come me, è sapore e occasione di continua riflessione a quello che è stato fatto e detto, e questo è stato riportato alla comunità.
Caro Mario, sei esempio che si offre al presente verso un futuro. Caro Alberto sei regista di questa orchestra di vita che si esprime attraverso la musica di B.P., e chissà di quali altre sinfonie. Grazie, per avervi incontrati, grazie per il tempo donato e la strada percorsa assieme. In questa Vita, ci avete fatto provare, attimi di Comunità.
Umberto Locatello
Rispondo ad Albert e a tutti,
Il Campo della Responsabilità svolto a Villa Buri mi ha soddisfatto sia per i formatori che per gli allievi partecipanti, sia per l’ambiente che si è instaurato, non solo nel mio “nodo”, ma in generale in tutto il campo, tra tutti i partecipanti sia formatori che allievi.
Certo 2 ½ giorni sono pochi per completare quella che potrebbe rappresentare la formazione di massima di un responsabile (Magister o altro). Il ritorno al passato (scout) è stato più che positivo per me che avevo fatto, a suo tempo, tutto l’iter scout, cominciando da Lupetto,nonché quello formativo di allora (e parlo degli anni tra il ’60 ed il ’70 nell’ASCI) col 1° e 2° tempo, senza il Gilwell che allora andava per lo più fatto in Inghilterra e bisognava conoscere decentemente l’inglese.
Mi domando però come avrebbe recepito il tutto chi nello scoutismo non era stato e cioè chi era entrato nel MASCI da adulto con una formazione avuta solo nel MASCI stesso. L’esperienza al riguardo mi dice che vi sono persone che, una volta entrati nel MASCI si sono date da fare per comprendere cosa è lo scoutismo, sia nella teoria, con testi adeguati, sia nella pratica partecipando il più possibile agli eventi del MASCI e a campi di formazione o specializzazione, ma purtroppo anche altri che non sono entrati nello spirito dello scoutismo e non hanno concepito che lo scoutismo non è solo servizio e sprone verso il servizio (e ci sono tante associazioni di volontariato che lo propongono), neanche solo servizio cattolico (anche qui vi sono molteplici possibilità per farlo), ma è qualcosa di più, e solo vivendolo ed a proprie spese lo si può capire.
Non voglio però dire che ruoli di responsabilità li possano avere solo quelli che erano stati scout, né che per averli bisogna necessariamente fare un Campo della Responsabilità (non vorrei assolutamente che possa essere Magister o quadro nel Movimento solo chi ha fatto il “Campo per Magister”), ma piuttosto che forse il taglio per chi non era stato scout “prima” deve essere diverso. Non so se per questo basta il Campo della Scoperta, forse bisogna avere tanti campi possibili di cui alcuni incentrati sulle tipologie dello scoutismo giovanile (natura, lavori manuali, la strada, rapporti con i giovani e così via) in modo da dare la possibilità al singolo di “riempire” le sue lacune scout e “completarsi” nel suo essere scout nel MASCI.
E qui un altro punto, forse più personale. Io mi sono “costretto” a fare il Magister nella mia Comunità, perché nessuno voleva farlo, alcuni poiché non si ritenevano capaci o idonei, altri perché erano troppo “occupati” e non avevano tempo, ed in definitiva, non vi era un candidato ad essere Magister.
Io ritengo che quasi tutti (se non tutti) possono essere Magister di una Comunità MASCI, se prendono questo incarico con tanta buona volontà e con vero spirito di servizio, servizio cattolico, fidando non tanto sulle proprie forze e capacità, ma su quelle che loro arriveranno se sapranno chiederle a Chi tutto può dare e dà.
Allora un Campo della Responsabilità come quello di Villa Buri serve molto, e serve ancora di più se affiancato (ma i tempi sono quelli che sono ed il tempo è, purtroppo, sempre tiranno) da qualcosa in più sulla spiritualità, dello e nello scoutismo, della e nella strada, del e nel servizio.
In effetti ci sono stati buoni e forti momenti di spiritualità, ma, o forse io non li ho saputi cogliere, mancava un po’, a mio parere, un rapporto più stretto con lo “scout”.
Non lo so, allora forse un Campo solo non è sufficiente, e bisogna ampliarlo con un secondo?
Forse sbaglio, forse sono io che non ho colto certe cose, per questo alla richiesta di Albert “Ho bisogno di aiuto”, mando queste mie note a tutti i partecipanti al campo, in attesa di risposte, di precisazioni da chi, forse, ha visto, e sentito, e capito, le cose meglio di me.
Un fraterno saluto a tutti,
BUONA STRADA,
Mario Durelli
Grazie di cuore a tutto lo staff e a quanti si sono prodigati per rendere possibile quanto speravamo di trovare; il Masci - lo scoutismo - ha veramente aperta davanti a se una strada di successo: basta percorrerla. Io e Cristina chiediamo scusa per essere dovuti partire in maniera troppo frettolosa e di non esserci soffermati per gli ultimi abbracci. Alla prossima occasione. Nedo e Cri
Ciao,
sono quella del giorno dopo( ancora non è finito).In che senso?.
Questo:ieri, poichè Nedo voleva partire in tutta fretta, non sono riuscita a salutare nessuno dopo la foto e ciò mi manca molto,
non è nel mio stile scappare.
Sei l'unico di cui conosco la mail e quindi approfitto per salutarti e ringraziarti per il lavoro e l'impegno tuo e di tutto lo staff:
grazie per i numerosi chiarimenti, per la speranza che si ravviva con le vostre dritte e con le parole che non sono mai scon-
tate;grazie per la vostra fede nel Signore e per la fiducia nel progetto del movimento.
Mi piacerebbe ringraziare e salutare tutti coloro che hanno partecipato perchè, anche se per un tempo limitato, è stata fatta un pò di strada Insieme, perchè c'è stata condivisione e partecipazione.
Grazie a don Mario per il suo intervento e per l'eucarestia.
Mi sto rileggendo il quaderno del campo e gli appunti, ma spero tanto nel materiale che ci perverrà da parte vostra o di Lorena.
Le colline veronesi son stupende e ci ho lasciato un pò del mio cuore.
Un abbraccio e buona strada.
Marta