Abruzzo- Camarda. Agosto 2009 Campo di Accoglienza



CAMARDA, Abruzzo. Campo di Accoglienza 

Sabato.

Siamo in autostrada, e c’è molto traffico. In auto aria condizionata, ma il mondo, fuori, è rovente, sul finire di quest’estate a scoppio ritardato. Con Luisa e Carolina stiamo raggiungendo Camarda, frazione de L’Aquila (“Carneade; chi era costui?”). Abbiamo dato la nostra disponibilità per un turno di servizio tra i terremotati dell’Abruzzo. Non sappiamo cosa ci aspetta, ma quel che ci chiederanno di fare, faremo. 

Siamo arrivati. Via vai di automezzi: Protezione Civile, Esercito, Vigili del Fuoco, Carabinieri. La Gente non guarda neanche. Passa lentamente, un saluto distratto. Divide con noi la tenda un Clan di Aosta. Sono cordiali, educati. A noi “over anta” ispirano subito simpatia.

Ci accoglie Renato, il nostro caposquadra. Ha ricevuto le “consegne” dal turno Masci che ci ha preceduto e ci spiega il nostro compito: in collaborazione coll’Agesci dovremo “animare”(“E che vor dì?”. Capiremo ben presto che significa ben altro di quel che pensavamo) la Gente.

Facciamo riunione. Abbiamo molti gadget. Perché non organizziamo una tombolata? Si, no, si (la faremo lunedì sera, e sarà un successo di partecipazione)! E poi, cosa facciamo? Mah, ci chiedono di servire a tavola, di lavare qualche pentola; si, lo facciamo, ma siamo qui per questo? No, dobbiamo “animare”.”Animeremo”!

Intanto vien sera e, riunione dopo riunione, cominciamo a rapportarci coi ragazzi del Clan. Hanno dei capi davvero in gamba, e non perdono tempo. Già hanno capito come “catturare” i ragazzini del Campo. A fine settimana, saranno riusciti ad “agganciare” anche i ragazzi più grandi, che oggi se ne stanno appartati.

Domenica.

S. Messa con gli Scout e pochi aquilani. Per intanto, “animiamo” la Messa. Celebra don Giuseppe, il Parroco di Assergi. E’ del Ghana, e non le manda a dire. Qui gli vogliono bene, ad Assergi un po’ meno.

Che facciamo? Riunione. Bisogna “ascoltare” la Gente. Renato è abruzzese, e “attacca bottone” volentieri. Riuscirà a far cantare anche Arturo, novant’anni e sordo come una campana.

Facciamo un giro in paese: le spaccature nei muri lacerano dentro.

Pranzo. Riunione. Che facciamo? Si potrebbe organizzare una gita per gli adulti. Si, ma dove? Qui vicino c’è una chiesetta dedicata a san Pietro; G.P.II c’è stato più volte, in incognito. Sono  già pronti a dedicargliela, se sarà dichiarato santo. Scopriremo che al restauro della chiesetta ha lavorato anche Ettore, cinquant’anni, appassionato speleologo. Uno sbalzo pressorio l’ha ridotto in carrozzella due anni fa, e non riesce a parlare. Da diciotto mesi non esce di casa. Il padre è nelle stesse condizioni. La mamma non ce la fa più. Portiamo loro i pasti e cerchiamo di svagarli un pò. E’ difficile…

Lunedì.

Riunione. “Chi muove il tavolo?” “Nessuno!” “Nessuno? Ma allora…” “Sì, è proprio così…!”.

Ci sembra che nel Campo ci sia poca aggregazione. Idea! Compriamo dei giornali, alle 11 portiamo del caffè coi biscotti ed ecco nato l’angolo del “Camarda News”! La Gente si ferma, legge, ci parla. Cominciamo a rapportarci. In mensa cerchiamo di non stare tra di noi, ma di sederci tra le persone del Campo. Cominciamo a capire che animare non è lavorare, ma partecipare. Non è attivismo, ma stare con le persone.

Martedì.

Cambia il gruppo operativo della Protezione Civile. Non fai a tempo a capire come muoverti, che devi ricominciare da capo. Nuove persone, nuove regole. Così è…! Riunione. Le idee cominciano a spuntare. Ci siamo ormai resi conto che dobbiamo far in modo che sia la Gente la protagonista degli eventi. In paese c’è una piazzetta, con una fontana, dove la terra non ha tremato. Perché non organizzare lì una bella festa per venerdi sera? La chiameremo: “Camarda racconta” e sarà la Gente a prepararla. Adele e le comari prepareranno la pizza fritta, i ragazzi (si, quelli che ora se ne stanno in disparte) gli arrosticini, e poi il cocomero, e il vin brulé, i vecchi racconteranno e ci saranno canti e balli tradizionali!

Domani al Campo arriva il Fuoco della Perdonanza, per ricordare l’indulgenza plenaria istituita da Celestino V. Qui “sentono” molto quest’evento.

Nel pomeriggio ci incontriamo coi Masci in servizio negli altri Campi, per fare il punto della situazione. Torniamo con la convinzione che forse siamo dei privilegiati: la Gente, qui al Campo, è solo quella che “stava al paese”. Si conoscono tutti, c’è già una Comunità formata, e le dinamiche sono più semplici. In altri campi occorre il tesserino magnetico per entrare. Qui, si va e si viene , e non è la stessa cosa. E poi, ci sono alberi e anche un fiumiciattolo dove rinfrescare i piedi (giovedì, acqua e grandine, a momenti strariperà. Toccheremo con mano come possono mutare le situazioni.). C’è ombra. In altri Campi, il sole picchia e le tende sono un forno. Non è la stessa cosa.

E intanto i ragazzi del Clan, assieme ad un gruppo di giovani della Caritas, si occupano dei bambini. Li sentiamo giocare, ridere, cantare, lavorano ad uno spettacolo che vogliono presentare a genitori e nonni giovedì sera. Si intitola: “Acciughe in scuola guida”. Si respira entusiasmo.

Mercoledì.

Niente riunione, le idee sono chiare. Coinvolgendo Scout, popolazione e Parroco, organizziamo l’accoglienza al Fuoco. Arriva nel primo pomeriggio, passando sotto un arco frondoso costruito dal Clan. In processione lo portiamo ad un’edicola votiva dedicata a Maria, in paese, come a dire : “Vogliamo ritornare!”. Partecipano in  tanti. Ci ringraziano. Parliamo.

Il  mercoledì, ormai è tradizione, è prevista una gita per i ragazzini del Campo. Questa settimana la organizza il Clan. Meta: Rocca Calascio. Ci chiedono una mano, uno di noi va con loro, mettendo a disposizione anche la propria auto, affinché possano partecipare tutti i bambini che lo desiderano. Contenti bimbi e mamme.

Giovedì.

Splendida giornata. Fervono i preparativi per la festa di venerdi. Un occhio al programma e due all’aspetto burocratico (pareri, permessi, richieste, permessi…Permesso!). Splendida giornata. Una nuvola, due, nuvoloni, acqua, grandine, “il fiume, il fiume!!”, pale, picconi, sabbia, smette di piovere, “meno male”, alcune tende allagate, e otto anziane dormiranno nei container stanotte. Fradici. Come basta poco…! Ci sentiamo molto vicini alla Gente. La sera cantiamo tutti assieme, non finiamo mai e i ragazzotti ci chiedono di smettere, perché è tardi; che tempi!

Venerdi.

E’ il gran giorno, ma è anche l’ultimo. “Davvero ve ne andate?”.

Domani partiremo, e avremo un gran peso nel cuore.

Tutto è pronto per la sera, guardiamo di continuo il cielo. Ripassiamo i canti. “Natalino, ce la racconti stasera la ritirata di Russia?”. “Cosa dice il meteo?” “Mmmm, niente di buono.” Una goccia, un’altra, meno di ieri, ma è abbastanza per non poter più andare in piazza. La sera si rasserena, e la festa la facciamo nel Campo. Canti, lotteria con “ricchi” premi, qualche ballo. Ci sentiamo come fossimo lì da sempre, e ci sembra che lo pensino anche Loro, “ma davvero ve ne andate?”. A nanna.

Sabato.

Pulizie finali. “Guarda come abbiamo ridotto la tenda!” Fuori tutto, mano a scope e stracci. Sembra nuova,…“un po’ meglio di come l’abbiamo trovata”. Continuiamo a salutare tutti. “Tornerete?”. Come si fa a rispondere “si!”?

E a rispondere “no!”?

“Ciao, ciao!” “Auguri, auguri!” “Ancora una foto.” “Grazie, grazie!”. Via. Andiamo a l’Aquila, passiamo sotto la Porta Santa a Collemaggio e lì, dove nessuno ci vede, piangiamo.

 

Forse pensavamo di dare. Abbiamo ricevuto molto di più. Pensavamo di dover fare. Abbiamo capito che dovevamo parlare, e soprattutto ascoltare, perché in tanti, troppi, possono offrire ormai solo i loro ricordi e le loro paure.

E un cestino in vimini, intrecciato con le loro mani antiche.

                                                                                                                         Marco

Verona, trentaagostoduemilanove