Il Consiglio d'Europa, in data 30 Novembre 2004, ha riconosciuto La Via Francigena "GRANDE ITINERARIO CULTURALE DEL CONSIGLIO D'EUROPA"
La VIA FRANCIGENA conduceva dalla Francia e dal Nord-Europa verso Roma e col passare dei secoli divenne una rete di vie in quanto i pellegrini dovevano evitare paesi in guerra, zone alluvionate, fiumi in piena, briganti. Come potete immaginare i pericoli erano molti. Prima di partire si faceva testamento perché, per malattie, intemperie, incidenti, aggressioni, qualcuno poteva anche non tornare a casa Oggi, per molte persone, recarsi a Roma con mezzi moderni quali auto treno aereo, seppur con devozione, è compiere un pellegrinaggio; per essere corretti, questo si chiama “turismo religioso”. Voglio qui presentare un progetto che, una volta realizzato, sarà utilizzato da persone che vogliono fare un pellegrinaggio a piedi; una esperienza molto forte, che lascerà un segno nella loro vita. Il pellegrinaggio a piedi è un atto di coraggio. E’ una esperienza di essenzialità e una riscoperta di ritmi di vita quasi dimenticati: ci si alza al levare del sole, ci si muove alla velocità del proprio passo, si osserva il mondo che sta intorno, si ha il tempo per pensare, per pregare, per ammirare. E’ una scoperta del proprio io, del proprio carattere, delle proprie forze; mentre si cammina ci si accorge che i chilometri scorrono facilmente e che la mèta piano piano arriva, non è poi così lontana. E’ un ritrovare la natura, che ci accoglie generosa, che ci accompagna, che ci bagna, che ci scalda, che ci disseta, che ci rincuora. E’ un incontrare persone che non si conoscevano e che chiedono di pregare anche per loro, perché dicono di non esserne più capaci (il paradiso credo sia pieno di queste persone). Quante cose cui si è abituati, piano piano si lasciano indietro: l’auto, la bibita, la televisione, il telefono.....e come si è più leggeri e più sereni quando, dopo 8 -9 giorni ci si è staccati da queste cose. La spiritualità della strada che il roverismo ci ha fatto vivere è una ricchezza che il pellegrinaggio ci offre e ci fa riscoprire. Non è una avventura pericolosa; pensate a come e con che mezzi lo facevano nel medio evo! Per noi uomini moderni è anche un legarsi alla storia, a coloro che su quelle strade e sentieri ci hanno preceduto, hanno pregato, hanno sofferto come noi e più di noi. Un tale flusso di persone ha diffuso cultura, usi, costumi, arte, gettando le basi della formazione di una comunità sovrannazionale, il germe della futura Europa Unita. Il pellegrinaggio si fa a piedi perché l’uomo è fatto per camminare: in paradiso non si va in pullman o in aereo ma semmai con l’aiuto del bordone (il bastone del pellegrino) e con le credenziali (il passaporto del pellegrino) per sopperire a una eventuale distrazione di San Pietro quando ci presenteremo alla porta della casa del Padre e nel caso ci fosse anche un po' di ressa. A piedi, perché solo così si incontrano le persone e ci si può fermare a parlare e a pregare con loro e scoprire così i doni che il Signore, attraverso loro, ci dà con abbondanza .L’esperienza del pellegrinaggio è, per chi l’ha vissuta, una delle più importanti nella vita; il credente sente di appartenere di più alla Chiesa e che pure la Chiesa gli appartiene di più.