Messaggio del Presidente Nazionale al Consiglio Generale AGESCI

Tornare in questo luogo è per me sempre una emozione:
Su questo terreno ho vissuto gli eventi più significativi della mia vita di capo nello scoutismo:dal mio primo Campo Scuola per Capo Riparto quando questo bellissimo prato era ancora solo un terreno da pascolo, quì nel 1975 sotto un diverso tendone sono stato eletto Responsabile Nazionale della Branca  Rover  al primo Consiglio Generale dell’AGESCI, ed avanti fino al Consiglio Generale del 1987 con il quale ho terminato la mia avventura di capo nello scoutismo giovanile, dopo la grande impresa della Route Nazionale dei Piani di Pezza, scegliendo il MASCI come mio luogo di impegno e di formazione. Ed in mezzo tanti  Consigli Generali, tanti  Campi Scuola, tanti Incontri.
Ringrazio Dina ed Eugenio, con profonda amicizia, che mi hanno chiesto di portare il saluto del MASCI, ma proprio per il mio legame con questo luogo, per la mia condivisione di una storia comune, il mio non può essere un saluto formale, ma vuole essere la riflessione di uno di voi anche se oggi ho una diversa responsabilità, una riflessione improntata dalla sincerità e dalla fraterna schiettezza.
E non può neanche essere un saluto formale perché negli ultimi anni tra AGESCI e MASCI si è stabilito un rapporto forte di collaborazione e condivisione, sono passati i tempi della cortese indifferenza reciproca, talvolta della diffidenza. C’è un clima diverso: il MASCI, mi sembra di poter dire, non è visto più come il gruppo dei vecchi nostalgici, un po’ conservatori e noiosi, che si incontrano per ricordare il bel tempo passato, e neanche gruppi di anziani di buona volontà utili solo per la cambusa dei lupetti, per la gestione dei terreni di campo,…cose certamente utili ma insufficienti a giustificare l’esistenza di un movimento di adulti.
Mi sembra che oggi venga riconosciuta al MASCI , dalla maggior parte di voi, la dignità di un movimento di educazione permanente per adulti basata sul metodo scout e che ha come fondamenti il servizio del prossimo ed un cammino di fede adulta.
E’ questo riconoscimento che ha consentito tra noi una collaborazione più autentica e sincera.
Le celebrazioni del Centenario dello scoutismo, appena terminate, sono state la testimonianza forte e visibile di questo nuovo clima, di questo nuovo stile di relazioni: l’Alba del Centenario vissuta insieme in tante piazze, la Fiamma dello Spirito che insieme abbiamo portato a piedi, in bicicletta, in barca da Bari a Ventimiglia attraverso tutta l’Italia, l’avventura del Jamboree che ci avete consentito di vivere insieme a voi e di cui vi ringraziamo dichiarando fin d’ora la nostra disponibilità a vivere di nuovo questa esperienza nel futuro; ma soprattutto le tante esperienze sul territorio: nelle regioni, nei comuni, nei quartieri che hanno visto insieme bambini, giovani e adulti uniti nello stesso “grande gioco”.
Tuttavia tutto questo, la nuova collaborazione che abbiamo realizzato, non basta più,   da tempo vado ripetendo che occorre andare oltre, occorre creare nuove ragioni di incontro.
Abbiamo celebrato i cento anni dello scautismo ed abbiamo detto che questa celebrazione non può essere solo memoria del passato ma impegno per il futuro. Questo è il grande interrogativo che ci deve interpellare ed appassionare.
Ha scritto recentemente un giornalista che la caratteristica dei nostri giorni, di fronte agli straordinari cambiamenti, le difficoltà, ma anche le opportunità, che gli uomini e le donne in Italia e in tutto il mondo sono chiamati ad affrontare, è rappresentata da “un nuovo e più breve rapporto tra felicità e tempo”.
L’ho trovata una affermazione suggestiva, una prospettiva che riguarda direttamente la sfida dell’educazione. Abbiamo sempre affermato, seguendo l’insegnamento di B-P, che l’educazione è “strada verso la felicità”, ma siamo sempre stati consapevoli che l’educazione richiede tempi lunghi. Quante volte nei nostri Campi Scuola abbiamo detto ai nostri giovani Capi, e noi del MASCI nei nostri eventi di formazione, che molto difficilmente si riesce a vedere il frutto dell’azione educativa perché l’educazione si realizza lentamente nel tempo. Dire che oggi viviamo un “un nuovo e più breve rapporto tra felicità e tempo” significa allora che la vecchia distinzione tra educazione dell’età evolutiva ed educazione permanente degli adulti va riconsiderata unitariamente all’interno di una prospettiva di “educazione continua” come dicono oggi i pedagogisti più affermati.
E mentre affermiamo questo siamo allo stesso tempo consapevoli della situazioni di debolezza che vivono le grandi agenzie educative: la famiglia, la scuola, le realtà associative, per certi versi la stessa chiesa dove molto spesso, come diceva un vecchio AE, la prima Comunione coincide con l’ultima Comunione.
All’interno di questa prospettiva di “educazione continua” io sono sempre più convinto che la  frontiera dell’educazione permanente degli adulti rappresenti un’importante priorità che tutto lo scoutismo, giovanile ed adulto, deve assumere responsabilmente come grande progetto dell’oggi.
Nelle riflessioni fin qui svolte, nelle conversazioni a quattr’occhi, mi è sembrato di cogliere due resistenze:
•    la prima quella di chi dice: occupatevene voi, abbiamo tante cose da fare, noi non abbiamo tempo, già è molto faticoso l’impegno per l’educazione dei giovani, per poterci interessare anche degli adulti. Quella che chiamerei la resistenza della  delega
•    la seconda quella di chi dice: lasciate perdere, ce ne occupiamo noi, voi non servite. Quella che chiamerei la resistenza dell’orgoglio.
A queste due forme di resistenza presenti tra i capi dello scoutismo giovanile corrisponde talvolta un sentimento di autosufficenza, di presunzione dello scoutismo degli adulti nell’affrontare le sfide dell’educazione permanente.
Va oggi invece riconsiderata e riinterpretare profondamente la vecchia ed ormai consumata distinzione tra “adulti nello scoutismo” e “scoutismo degli adulti”.
Io sono convinto che è tempo di superare resistenze ed incertezze ed assumere responsabilmente insieme, pur mantenendo ciascuno la propria autonomia organizzativa ed operativa,  una riflessione comune sul tema dell’educazione degli adulti e dello scoutismo per tutta la vita.
Oggi sale sempre più forte dal mondo degli adulti una domanda, una ansiosa ricerca di senso alla quale forse solo il cammino educativo può dare una risposta, un cammino educativo alimentato costantemente da una lettura attenta delle attese e delle speranze dei giovani che se correttamente interpretate possono dare la bussola del futuro.
Nello stesso tempo anche il generoso sforzo di educazione dei giovani rischia di essere vano se non esiste una realtà ampia di adulti, non solo dei capi, ma di tutti coloro che fanno riferimento allo scoutismo per averlo vissuto o per averlo apprezzato, alla quale le giovani generazioni possano guardare trovando una testimonianza di coerenza e di fedeltà.
Non voglio rubarvi altro tempo; non è questo il momento ed il luogo per sviluppare fino in fondo questa riflessione.
Credo tuttavia che da subito, da domani dovremmo cercare questi tempi e luoghi per avviare questa riflessione.
Per questo io vi ringrazio ancora per avermi invitato a portare il saluto a nome del MASCI,  e vi invito tutti a partecipare con noi al cammino che stiamo avviando per giungere il prossimo anno ad un “Sinodo dei Magister” dove cercheremo, anche con il vostro aiuto, risposte educative ai bisogni degli adulti del nostro tempo.
Esistono momenti della storia in cui l’ordinario non basta più, lo dice il tema stesso di questo Consiglio Generale “Esuli senza speranza o protagonisti del futuro?”,  occorre saper sognare e progettare il nuovo, noi crediamo che oggi sia uno di questi momenti in cui decidere se, come dicono gli architetti, continuare a  ristrutturare l’esistente o progettare il nuovo

Riccardo Della Rocca
Presidente Nazionale
MASCI