1. La Guida e lo Scout pongono il loro onore nel meritare fiducia.

Dal Vangelo: Gesù disse a Simone: «Prendete il largo e poi gettate Ie reti per pescare». Ma Simone gli rispose: «Maestro, abbiamo lavorato tutta la notte senza prendere nulla: però se lo dici tu, getterò Ie reti». Le gettarono e subito presero una quantità cosi grande di pesci che Ie loro reti cominciarono a rompersi (Lc 5, 4-6).

Breve riflessione

Onore: un tempo, quando non esistevano leggi scritte per regolare la vita sociale di una comunità, vi erano degli Uomini d’onore che si facevano portatori dei valori umani di giustizia, di difesa dei deboli, di rispetto dei propri simili, che si eleggevano difensori di un diritto naturale alla pacifica e serena coesistenza. In un’epoca di diffidenza come è la nostra l’onore e la fiducia si meritano, si conquistano, si guadagnano con l’impegno e la serietà; tenendo conto che chi ce li concede a fatica, spesso ce li toglie per poco. È onorevole ottenere fiducia, come pure gli incarichi, le responsabilità; ma questo comporta costanza e fatica ma sono proprio queste il segno della disponibilità e dell’impegno, per meritarli.

Onore nel meritare fiducia

I valori che sono richiamati in questo primo articolo della Legge scout sembrano essere due: l’onore della persona, e il meritare fiducia, Ci si può anzitutto chiedere che cos’è oggi l’onore, per una persona adulta. In una certa cultura, uomo d’onore è quello che non tradisce i compagni in qualunque circostanza si venga a trovare, ed è fedele ad una legge che non sempre è quella costituzionale, ma è quella degli nomini di rispetto. Il contrario dell’uomo d’onore è il pentito. In questa prospettiva, l’uomo d’onore può benissimo non essere fedele alla moglie, anzi. Al contrario, non è donna d’onore quella che abbia avuto relazioni, sia prima che dopo il matrimonio, con qualcuno che non fosse il marito. Al di fuori di questo contesto, è molto difficile sentire parlare di onore oggi. Ma questa non è una novità: nel 1952, il Padre Forestier. Assistente degli Scouts de France, scriveva (nel volume Une route de libertè – Le scoutisme», Les Presses de l’Ile de France, 1952): «La morale dell’honneur n’a pas bonne presse» (letteralmente, «la morale dell’onore non ha buona stampa»).

Fiducia nel guidare la propria barca

Per l’Adulto Scout c’è un altro punto di onore: è la fiducia nella propria capacità di auto-educazione permanente, nella volontà di rimettere continuamente in discussione sé stesso: nel coraggio di accettare gli incarichi quando vengono proposti, o le responsabilità che ci capitano addosso. È la fiducia nella capacità di «guidare la propria barca», in mezzo a scogli e correnti. Fiducia in noi stessi, che poggia totalmente nella nostra fiducia in Dio: quella che, nella nostra preghiera di Adulti Scout, ci fa dire: «dopo ogni caduta, aiutami a riprendere con fiducia il cammino».

Gli Adulti Scout si rendono conto delle loro azioni e rispondono di quello che affermano e promettono.

 

  1. La Guida e lo Scout sono leali.

 Dal Vangelo: Alcuni farisei ... vennero da Gesù e gli dissero: «Maestro, noi sappiamo che tu dici sempre quello che pensi e non ti preoccupi delle opinioni della gente; tu non guardi in faccia a nessuno e insegni veramente la volontà di Dio …» (Mc 12, 14).

Breve riflessione: Lealtà e proporsi per quello che si e, senza sovrastimare Ie proprie forze, ma anche senza sottostimarle o minimizzarle. Lealtà significa ricercare una coerenza tra i valori e i comportamenti; ma significa anche rispettare i regolamenti che guidano e rendono possibili tutte le convivenze. Lealtà con sé stessi comporta: conoscenza di sé, capacità di mettersi alla prova, verifica costante della propria vita, accettazione della propria persona, pur nella volontà di migliorarsi. Lealtà con gli altri comporta: sincerità, cioè voler essere più che voler apparire, volontà di aprirsi e non di nascondersi, coerenza, stima e fiducia reciproca

Lealtà e fedeltà

Che cosa dice oggi di noi questo secondo articolo della Legge scout? Certamente vi è una grande differenza fra il significato della leal­tà per l’adolescente e per la persona adulta.
Per il giovane, l’adolescente, lealtà significa soprattutto dire la verità. non ingannare i genitori, i professori, i capi. La parola di scout è diventata una espressione comune, sia nei rapporti intercorrenti fra gli scout stessi, sia fra gli scout e il resto del mondo: non solo nelle attività associative, ma anche nei rapporti familiari, scolastici, sportivi. E’ atteggiamento tipico dell’adolescente il rifiuto dell’ipocrisia, il dire «pane al pane e vino al vino», senza tenere conto che nella verità vi possono essere molte sfumature. Qual è l’atteggiamento dell’adulto nei riguardi della lealtà? La persona adulta sa per sua esperienza che nei rapporti fra gli uomini questo valore non ha molto seguito. Basta guardare, ad esempio, al settore degli affari: la sfiducia fra produttore e commerciante, fra commerciante e consumatore, è norma abituale. Sappiamo tutti la diffidenza che bisogna avere in occasione di incidenti, nei riguardi delle compagnie di assicurazione: di fronte alle offerte speciali, alle cosiddette occasioni. Per documentarsi, basterebbe seguire la trasmissione televisiva Mi manda Raitre del mercoledì sera. L’insegnante che si esime dagli esami di Stato, l’impiegato che prolunga le ferie inviando un compiacente certificato medico, il funzionario che sfrutta la fiducia dello Stato per esentarsi da una parte del proprio lavoro, l’inquilino che occupa l’appartamento senza pagare l’affitto, il venditore che riesce a fare comperare un prodotto scadente, sono tutti esempi di qualcuno che, come si diceva anni fa, riesce a fare fesso il prossimo. Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare sul fisco e sulla lealtà fra cittadino e Stato, reciprocamente.

Gli Adulti Scout sono autentici e trasparenti.

 

  1. La Guida e lo Scout si rendono utili e aiutano gli altri.

 Dal Vangelo: Disse Gesù agli apostoli: «Secondo. voi chi è più importante: chi siede a tavola oppure chi sta a servire? Quello che sta a tavola, non vi pare? Eppure io sto in mezzo a voi come un servo .. (Lc 22, 27).

Breve riflessione: Il servizio rende stile di vita quello che la B.A. nello scoutismo giovanile ci ha fatto conoscere come possibile e buono. Per l’adulto scout il servizio diventa quindi un’assunzione di responsabilità, un modo di essere, un vedere le cose con gli occhi del cuore, un servire per cambiare il mondo da “risorti” come diceva don Tonino.

Servizio del prossimo

Le diverse formulazioni del terzo articolo della Legge scout esprimono tutte una stessa cosa: lo scout è disponibile in ogni momen­to ad aiutare il prossimo: anzi, e fatto per il servizio. Ricordiamo il commento di B.P. al terzo articolo (in Scoutismo per ragazzi) «Servire il prossimo, è questo il primo dovere dello scout, anche se per compierlo deve rinunziare al proprio piacere, alle proprie comodità, alla propria salvezza». E aggiunge «deve compiere almeno una buona azione al giorno».
Su questa proposta della buona azione quotidiana è sempre stato fatto molto sarcasmo (gli scout che aiutano la vecchietta ad attraversare la strada quando lei non ne vuole sapere). Da molti non è stato capito il vero significato, che è quello di tradurre un senti­mento, l’essere buono e generoso, in una azione, in un fatto positivo. L’attitudine a tradurre in azioni le buone intenzioni, e a tenere gli occhi aperti in cerca della BA. quotidiana, si traduce per l’adulto nella consuetudine ad essere attento alle necessità vicine e lontane del prossimo: «La B.A. – dice P. Forestier – e un artificio educativo che consiste nel fare aprire gli occhi, nel fare scoprire ciò che si può fare per il servizio e per la felicita dell’altro» (Une route de libertè, pag. 48). Vi sono molti che sono animati dal desiderio di rendersi utili agli altri, dalla intenzione di servire il prossimo; ma che non iniziano ma, non sanno da che parte incominciare, Forse è perché da ragazzi non sono stati abituati a tenere aperti gli occhi per aiutare gli altri nelle piccole cose, nelle piccole B.A. quotidiane.

Gli Adulti Scout si mettono con generosità e semplicità al servizio di coloro che hanno bisogno di un aiuto, di una parola, di accoglienza.

 

  1. La Guida e lo Scout sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout.

 Dal Vangelo: «Nessuno ha un amore più grande di questo: morire per i propri amici (Gv 15, 13) … Non fatevi chiamare “maestro” perchè voi siete tutti fratelli e uno solo è il vostro maestr(Mt 23, 8).

Breve riflessione: Parole che ci sembravano un po’ consumate e forse ovvie sono tornate potentemente attuali: la fratellanza, cioè la presenza di forti radici comuni che segnano il nostro stare insieme non è un dato scontato, acquisito e pacifico: siamo diversi per abitudini, per cultura, per interessi, per provenienza. Ma siamo anche legati da scopi e ideali comuni che non cancellano la fatica di stare insieme, ma la compensano e la trasformano in ricchezza. Anche questo e un segno di testimonianza importante verso chi non tollera, rifiuta di capire, si chiude in sé stesso.

 Amicizia con tutti e fratellanza scout

Per una persona adulta, essere amico di tutti significa anzitutto avere larghezza di vedute. Cioè capacità di comprendere gli altri, di accogliere il pensiero degli altri per quello che di buono e di vero esso contiene, essere amico di tutti significa essere disposti ad ascoltare e a discorrere con quelli che la pensano diversamente da noi, senza pretendere di convincerli della nostra ragione. E’ quindi atteggiamento necessario per ogni cultura. Una volta una persona colta era quella che aveva studiato, che era andata a scuola per un certo numero di anni, quella che sapeva dire qualche cosa sa ogni argomento. Oggi invece cultura significa soprattutto comprendere il linguaggio degli altri, essere capaci di cogliere e fare proprie, come fosse uno scambio, le idee di qualcun altro più competente di noi. è accettare che esistano punti di vista diversi dal nostro.

Gli Adulti Scout si sentono fratelli di ogni uomo sulla terra, in quanto figli dello stesso Padre.

 

  1. La Guida e lo Scout sono cortesi.

 Dal Vangelo: Quando i discepoli scesero dalla. barca! videro un focherello di carboni con sopra alcuni pesci. C’era anche pane … Gesù (risorto) disse loro: «Venite a far colazione» … Gesù si avvicina, prese il pane e lo distribuì, poi distribuì anche il pesce (Gv 21, 9. 12-13).

Breve riflessione: se qualcuno considera la fratellanza un dato scontato, a molti la cortesia sembra un tratto lezioso, un vezzo d’altri tempi. Ma è “cortese” non tanto “l’educato”, quanto chi, senza atteggiamenti di superiorità, è capace di non fermarsi ai propri diritti, alle proprie esigenze, ma si fa carico di quelle altrui. Cortesia ha molti significati: gentilezza, ospitalità, stile, affabilità, disponibilità, pazienza, gratuità. Può essere facile essere cortesi; basta un sorriso, allungare la mano, lasciarsi dietro pregiudizi e ipocrisie.

Cortesia e tolleranza

Qualcuno potrebbe pensare che questo quinto articolo raccomandi all’adolescente di fare uso delle buone maniere, così importanti nell’Inghilterra dei primi decenni del secolo, e che proponga il modello del bravo ragazzo e della brava giovane, allevati in un buon eollege. Cerchiamo di capire che cosa intendesse Baden Powell parlando di cortesia e di cavalleria, e che cosa significano oggi per noi queste espressioni. Per questo è utile rileggere il commento a questo quinto articolo che troviamo nello Scoutismo per ragazzi; «L’esploratore è cortese, vale a dire che è gentile con tutti, ma specialmente con le donne, i bambini, i vecchi, gli infermi, gl’infelici. E non deve accettare ricompense per i suoi atti di bontà e di cortesia».

Gli Adulti Scout sono attenti ed accoglienti nei confronti di coloro che incontrano.

 

  1. La Guida e lo Scout amano e rispettano la natura.

 Dal Vangelo: «Guardate come crescono i fiori dei campi non lavorano, non si fanno vestiti … eppure vi assicuro che nemmeno Salomone, con tutta la sua ricchezza, ai avuto un vestito cosi bello» (Mt 6, 28-29).

Breve riflessione: amore e rispetto nascono dalla conoscenza, e la conoscenza nasce dalla frequentazione: da uno scautismo praticato, non vissuto nelle sedi delle nostre comunità, inoltre impegnarci a fare strada sul creato per noi adulti scout significa riflettere sulla vocazione della famiglia umana, in quella casa comune che è la Terra. Il pianeta è la casa che ci è donata, perché la abitiamo responsabilmente, custodendone la vivibilità anche per le prossime generazioni” … “avere cura dell’ambiente affidato all’uomo perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo come criterio che orienta: il bene di tutti”

Amore e rispetto per la natura

Amare e rispettare piante ed animali, proteggere la natura in tutte le sue manifestazioni, e per lo scout il primo passo concreto nel cammino che lo conduce alla contemplazione dell’opera di Dio, secondo la via che ci ha mostrato San Francesco. Nel nostro scoutismo adulto, dovremmo dedicare più tempo alla vita all’aperto, vista non solo come occasione di gioco, di convivialità e di turismo, ma anche come occasione per vivere momenti di silenzio e di educazione permanente.
Forse abbiamo insistito troppo sulla vita all’aperto come erosione dallo stress della vita cittadina, dall’impegno quotidiano del lavoro e della vita sociale. Invece dovremmo scoprire la vita all’aria aperta come occasione per mettere alla prova noi stessi e come occasione di servizio.

Gli Adulti Scout si sentono in armonia con la natura creata da Dio ed operano per conservarla a vantaggio dell’umanità che verrà.

 

  1. La Guida e lo Scout sanno obbedire.

Dal Vangelo: Gesù poi ritornò a Nazareth con i genitori: i e ubbidiva loro volentieri … E cresceva, progrediva la sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini (Lc 2, 51-52).

Breve riflessione: ubbidire non significa essere d’accordo; significa riconoscere che qualcuno, per esperienza o per funzione, deve prendere delle decisioni che vincolano anche noi. Ubbidire costa Fatica perchè richiede umiltà, perchè significa riconoscere di non capire tutto, di non avere tutte Ie informazioni o l’esperienza per decidere diversamente; ma ubbidiscono più serenamente le persone forti, quelle che vivono le leggi e regolamenti, disposizioni e vincoli come un’opportunità, da verificare poi e, forse, da criticare. L’obbedienza è quindi un esercizio di libertà. L’uomo creato libero, ha la facoltà di scegliere la strada da seguire. Ogni strada ha delle condizioni, ha delle regole per poterla percorrere. Rispettare quelle regole è una conseguenza della nostra libera scelta.

Sapere obbedire

Ci chiediamo che cosa significa per un adulto sapere obbedire, che cosa significa essere coscientemente disciplinato, in un mondo in cui questo valore dell’obbedienza, l’essere disciplinato, non hanno più molto seguito neppure fra i giovani. Possiamo riconoscere il valore dell’obbedienza della persona adulta sotto due aspetti: come rispetto della legalità: come superamento dell’individualismo morale e del l’orgoglio intellettuale.

Gli Adulti Scout sono leali cittadini, responsabili del bene comune ed in armonia con la volontà di Dio.

 

  1. La Guida e lo Scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà.

 Dal Vangelo: Gesù disse ai discepoli: «Cercate il regno di Dio e fate la sua volontà: tutto il resto vi sarà dato in più. Perciò non preoccupatevi troppo per il domani: ci pensa lui, il domani, a portare altre pene. Per ogni giorno, basta la sua pena» (Mt 6, 33-34).

Breve riflessione: La serenità della Legge non è il riso incosciente di chi non ha mai sperimentato la fatica, ma è il sorriso di chi capisce che le difficoltà si affrontano meglio con il cuore leggero e la mente lucida; di chi sa sdrammatizzare le situazioni, perchè ha pazienza e fiducia; di chi, anche nei momenti pili difficili, sa regalare un po’ di leggerezza a coloro che ha vicino.

Serenità e ottimismo

Che cosa sono queste difficulties di cui parla Baden-Powell… e davanti alle quali uno scout deve atteggiarsi a sorridere e a canticchiare?

Sono anzitutto le piccole difficoltà della vita di ogni giorno: il cattivo tempo, i ritardi delle persone e dei mezzi di trasporto, l’intasamento stradale, le code negli uffici, il modello 740… Ma vi sono anche le più grosse difficoltà della vita di una perso­na: la salute, i problemi di famiglia, il posto di lavoro, il futuro dei figli. E vi sono infine le difficoltà di livello nazionale, o mondiale: la disoccupazione, la crisi congiunturale, la sfiducia nella giustizia e nel governo, il racket, la prossima manovrina fiscale, la fame nel mondo. Se è abbastanza facile sorridere duranti alle piccole difficoltà quotidiane, è molto più difficile farlo di fronte alle difficoltà che riguardano l’essere di ciascun uomo e donna, o quelle che coinvolgono un gran numero di persone, o intere classi sociali, o intere popolazioni. Sorridere e cantare di fronte a questo tipo di difficoltà può essere solo il frutto di uno stato d’animo interiore, di uno stato di serenità e di ottimismo insito nella natura di una persona, connesso in qualche modo alla propria scelta di fede, alla propria idea di speranza.

Gli Adulti Scout sono sereni ed ottimisti, anche nei momenti di difficoltà.

 

  1. La Guida e lo Scout sono laboriosi ed economi.

Dal Vangelo: I compaesani di Gesù, dopo averlo ascoltato nella Sinagoga, sbalorditi si domandavano: «Non è lui il falegname, il figlio di Maria?» (Mc 6, 1-3) … Quando ebbero mangiato a sufficienza, Gesù disse: «Raccogliete i pezzi avanzati perchè nulla vada perduto» (Gv 6.12).

Breve riflessione: questo articolo della legge è spesso vissuto in senso negativo: bisogna limitarsi, bisogna controllarsi, non bisogna sprecare. Accanto a questo, ci sono però aspetti positivi: bisogna essere fantasiosi per sfruttare ogni cosa fino in fondo; bisogna avere il gusto delle cose finite e ben fatte per usare quanto abbiamo senza restarne prigionieri; bisogna avere orgoglio e caparbietà per riuscire a farcela con le proprie forze, per trarre profitto dal proprio lavoro, per non farsi prendere dalla stanchezza. Poi ci si limita sempre e solo a una dimensione: ma, per esempio, bisogna imparare a fare economia anche del proprio tempo, per distinguere le cose importanti da quelle indispensabili.

Laboriosità ed economia

Nella pedagogia dell’età adulta, non abbiamo mai prestato molta attenzione ai problemi concernenti il lavoro: la riscoperta dei valori professionali, l’etica professionale, la presenza sindacale, l’addestramento al lavoro dei giovani. Non abbiamo finora pensato se e come si possa considerare il proprio lavoro come un momento di servizio, o se lavoro e servizio si escludano l’un l’altro. Di questo scarso interesse dato al lavoro non dobbiamo stupirci: è forse una conseguenza della diminuita importanza del lavoro stesso nella politica e nell’economia, e quindi nella società, verificatasi negli ultimi decenni del secolo scorso. Se pensiamo all’importanza del lavoro come tale, e non solo come mezzo di sostentamento, come era per le generazioni che ci hanno preceduto, dobbiamo riconoscere che qualcosa sta cambiando o è già cambiato. Per molti, giovani e anziani, l’atteggiamento verso il lavoro è solo quello di un male necessario, per guadagnarsi il pane, e non viene visto come componente per la maturazione della persona, o come forma primaria del partecipare alla società. Nella società dei mille mestieri e dei mille lavori, il concetto di laboriosità, ricordato nel nono articolo della legge scout, ha perso gran parte del suo significato. Laboriosità non significa solo sapere usare le proprie mani nelle attività quotidiane: e neppure cercare di evitare l’ozio, o di vivere di rendita, o a carico della assistenza pubblica. Essere laborioso significa qualcosa d’altro, che dobbiamo cercare di scoprire.
Viviamo in un tempo in cui, al valore della laboriosità e della professionalità si preferiscono i valori della solidarietà e del volontariato: in cui creatività e affermazione personale si realizzano nei momenti di tempo libero, e non sul lavoro. L’economia di oggi, sia nel piccolo sia in grande, si interessa alle dinamiche monetarie, alla globalizzazione dei mercati, all’evoluzione tecnologica, ma non al lavoratore, o al lavoro come tale.
Una prima cosa da fare è allora riscoprire la centralità del lavoro, nella vita dei singoli uomini e donne, ma anche negli interessi della politica e dell’economia. In ciascuna delle nostre comunità, nei nostri seminari di animazione, nei nostri incontri si dovrebbe dedicare qualche attenzione ai problemi del lavoro, cercando di riscoprirne i valori positivi per la persona, e la possibilità di vivere il proprio lavoro come momento di servizio.

Gli Adulti Scout si impegnano nel lavoro e mettono a frutto le loro capacità, vivono con semplicità godendo le gioie della vita.

 

  1. La Guida e lo Scout sono puri di pensieri, parole ed azioni.

 Dal Vangelo: Beati quelli che sono puri di cuore perchè vedranno Dio (Mt 5, 8).

Breve riflessione: La purezza sta ad indicare l’onestà, la dirittura morale, il coraggio di rimanere fedeli ad una scelta fatta e ai valori acquisiti, anche in ambienti ostili, anche di fronte ad altre possibili o più facili soluzioni. È puro chi si fa conoscere per quello che è senza voler apparire diverso o migliore. La purezza è trasparente, aperta, sincera e coraggiosa. Non va d’accordo con la falsità né con l’ambiguità e nemmeno con l’arrivismo e il carrierismo, che non tengono conto del rispetto dell’altro.

Purezza nei pensieri, nelle parole, negli atti

Parlare di purezza fra adulti può sembrare strano, non è molto facile neppure all’interno di una comunità, secondo qualcuno l’argomento spetterebbe più a un direttore di coscienza, a un sacerdote, o forse a un medico. Tutto ciò che concerne la sessualità. l’erotismo, il rapporto di coppia, dorrebbe appartenere alla sfera individuale, non dorrebbe essere affrontato in pubblico. Ma noi crediamo che una comunità di adulti e una vera comunità solo se è capace di affrontare anche questo genere di problemi. Assistiamo a due tipi di atteggiamenti, in apparenza contraddittori: da una parte l’importanza che il sesso occupa nella cronaca, nella letteratura, nel cinema, nella pubblicità. In qualunque romanzo moderno, i personaggi, prima o poi. devono essere descritti quando sono in azione nella camera da letto. Non si fa un film se non c’è almeno qualche scena di nudo, se non c’è almeno un amplesso. Nella cronaca quotidiana, c’è sempre uno spazio rilevante dedicato ai problemi di sesso di personaggi noti, alle infedeltà coniugali di attori e di principi ereditari, alle perversioni di tutti i tipi, di tutti i gusti, di tutte le età. D’altra parte, nella nostra vita comunitaria non si parla molto, quasi mai, della vita sessuale di ognuno di noi, non si toccano i retroscena intimi di ciascuna persona, quello del sesso è spesso un tema tabù, oppure occasione di qualche battuta. Forse la stessa cosa capita anche nei rapporti tra marito e moglie. Purezza e castità: sono categorie desuete, delle quali non si sa bene che cosa dire, che interessano forse l’adolescente, o coloro che hanno preso i voti religiosi. Vi sono persone che hanno reticenza ad affrontare i propri problemi di vita sessuale anche all’interno del confessionale, e per questo rimangono lontani dalla vita sacramentale. A volte si ritiene che i peccati contro la purezza, contro il sesto e il nono comandamento, non siano molto gravi, meno gravi di altri come la violenza, l’inganno, l’ingiustizia. Eppure si ha pudore a confessarli al sacerdote, si evita di parlarne in confessionale, e quando se ne parla lo si fa fugacemente.
Secondo qualcuno l’importanza data dalla Chiesa ai problemi sessuali è esagerata: secondo qualcun altro il problema sessuale non esiste, o non esiste più, perché ritiene di avere raggiunto la cosiddetta pace dei sensi. Ma forse i fenomeni di cui ogni giorno si parla, prostituzione, pedofilia, adulterio, sono solo le punte di un iceberg molto esteso, e che coinvolge ognuno di noi, a prescindere dall’età.

Gli Adulti Scout vivono in armonia con il proprio corpo e si rapportano con gli altri in modo autentico e responsabile.

 

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