La comunità Masci “La Lanterna” di Monastier

“come fermare l’onda di plastica?” un incontro per riflettere

All’interno dell’annosa questione del cambiamento climatico, l’impatto della plastica è enorme. «Non è la plastica in sé a essere il male; è l’uso eccessivo e le poche possibilità di sostituzione presenti sul mercato a essere sotto la nostra lente d’ingrandimento» ha spiegato Silvestro Greco, biologo marino e dirigente dell’Istituto nazionale di Biologia Ecologia e Biotecnologie Marine Anton Dohrn di Napoli, intervenendo a Monastier ad un incontro pubblico sul tema “Come fermare l’onda di plastica? Riflessioni su un mondo plastic-free”.

Il seminario, al quale ha partecipato un pubblico numeroso, era promosso dalla comunità di scout adulti Masci “La Lanterna” di Monastier in collaborazione con il Comune e la Parrocchia Santa Maria Assunta di Monastier e con Slow Food Treviso. In premessa, gli scout adulti hanno spiegato che «la difesa dell’ambiente e il rispetto della natura e del Creato rappresentano da sempre uno dei temi di riferimento della metodologia scout. Ci interessavamo alla questione ambientale in tempi non sospetti, quando ancora la filosofia green e l’approccio ecologico non erano di moda. Oggi che il tema del cambiamento climatico è urgente, è fondamentale rifletterci sopra e capire come evitare il punto di non ritorno. Ecco spiegato il motivo per cui abbiamo invitato Silvestro Greco, co-autore con Raffaella Bullo di ‘Un’onda di plastica’, volume edito da Manifestolibri». Nella sua presentazione, Greco ha spiegato l’avvento della plastica (anzi, delle plastiche, dato che ne esistono molteplici tipologie), il cui antenato risale addirittura al 1862, quando apparve il primo materiale semisintetico riconducibile a un polimero: la xylonite. «Non è mia intenzione condannare la plastica – ha detto Greco – né tanto meno i suoi benefici derivanti da un uso oculato. Piuttosto, denunciamo l’abuso collettivo e la superficialità nell’utilizzo smodato delle plastiche, arrivando alla schizofrenia dell’usa e getta, iniziato negli anni ’60 del secolo scorso, quando la plastificazione della vita come indice di progresso era promossa dalle allegre famiglie degli spot del Carosello». Con immagini d’effetto e spiegazioni cristalline, Greco ha spiegato come le plastiche siano arrivate a inquinare ogni «superficie del mare, le spiagge, i fondali marini, a tutte le latitudini, anche in zone remote come l’Artico. Creata per essere indistruttibile, la plastica è oggi presente nei nostri cibi, ce lo dicono i dati scientifici. Questo significa che ce la mangiamo sotto forma di micro e nanoplastiche, ormai entrate nella rete trofica dei pesci, con effetti deleteri sulla nostra salute. Paradossalmente, è come se l’uomo fosse in guerra contro la terra e contro sé stesso». Quali soluzioni potremmo intraprendere? «In attesa di soluzioni tecnologiche per il riciclo della plastica, nuovi materiali ecocompatibili, enzimi e batteri in grado di digerirla, norme per la sua messa al bando, l’unica nostra arma nell’immediato futuro per ridurre l’impatto della plastica è semplice: consumarne meno, ridurne il bisogno, limitarne l’uso e, laddove possibile, sostituirla con altri materiali. Il mercato ci vorrebbe consumatori con scarso senso critico, ad esempio quando facciamo la spesa, noi invece possiamo dire la nostra parte partendo dalle piccole scelte quotidiane, praticando la responsabilità personale. Ad esempio, riutilizzando gli oggetti e abolendo, quando possibile, i monouso».“

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