Riflessioni sulla via Francigena 2010

Quando torni dal pellegrinaggio ti chiedono di scrivere "un pezzo" su questa avventura appena conclusa, che ha coinvolto una cinquantina di adulti scout e loro amici, dai capelli grigi, per i 210 Km. che separano Fidenza da Lucca. In due paginette devi stipare l'arte e la fede, le chiese romaniche di marmo bianco e il rintocco dei bastoni dei pellegrini sull'antico selciato; devi narrare le cene offerte a noi pellegrini coccolati da ospiti premurosi e la recita del rosario, mentre si cammina per boschi oscuri come cattedrali.
Da dove cominciare? Cerchiamo di trovare una data di inizio: il 9 di Agosto, quando il nostro gruppo guidato da Renato Fasoli è stato benedetto alla Pieve di S. Tommaso Becket e ha cominciato a camminare verso Lucca.

Ma in realtà il pellegrinaggio era iniziato più di 10 anni prima, quando il M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) aveva raccolto con felice e generosa disponibilità la proposta di Luciano Pisoni di dare un sensibile contributo al rilancio della Via Francigena, quella strada che portava i pellegrini dal nord dell'Europa alle tombe di Pietro e Paolo a Roma.
Alcuni di noi erano stati sul cammino di Santiago in Spagna e si erano chiesti: perché no? Perché non è possibile riaprire anche in Italia questa millenaria via di fede, di preghiera e di avventura, calpestata da santi e da peccatori per duemila anni?

 E così eccoci in cammino divisi in due gruppi di pellegrini, perché stiamo diventando troppi (il primo gruppo è condotto da Luciano Pisoni e ci precede di un giorno). Di anno in anno il rivolo di pellegrini si sta trasformando in torrente e forse presto sarà un fiume. Attenzione: il prossimo anno andremo da Lucca a S. Antimo (Siena)!

Stavo per dire: "Il pellegrinaggio è una cosa seria" ma ecco che sorgono le prime difficoltà nello spiegare che cosa abbiamo vissuto in questi 10 giorni. Cominciamo a dire che il pellegrino non è necessariamente un penitente, che si fa sanguinare i piedi, recitando interminabili litanie, d'altra parte il pellegrino non è solo il turista colto, che si aggira per gli scavi archeologici dell'antica Luni.

Il pellegrino cerca il momento del silenzio e della solitudine e allora cammina in fila indiana nel bosco, ma poi c'è il tempo per camminare a due a due ed aprire il proprio cuore al compagno di strada, c'è infine il tempo della gaia brigata, in cui tutti insieme si canta per strada e questo forse non accresce la stima per i pellegrini, soprattutto quando si attraversa un centro abitato.

A Medesano (PR) ci aspettano gli ospitalissimi Alpini e si cena con loro cantando; a Sarzana ci accolgono al Centro "La Missione", dove gli operatori ci raccontano la loro lunga battaglia per strappare i tossico-dipendenti alla droga e all'alcolismo.

Al Passo della Cisa abbiamo ricevuto l’assistenza premurosa e competente del CAI che ci ha mostrato un concreto esempio di servizio-volontariato sia per la loro messa in opera della importantissima segnaletica che per la manutenzione dei sentieri, risolvendo le latitanze di alcune amministrazioni locali

Il nostro pellegrinaggio è stato un cammino scout, fondato sui criteri di essenzialità nel mangiare e nel dormire, di condivisione e di accoglienza reciproca, di progettualità: abbiamo una mèta, sap-piamo come e perché raggiungerla. Lo scout, come il pellegrino, non è un vagabondo! Ecco perché la nostra giornata si articolava in tempi di preghiera, di lettura delle S. Scritture, di riflessione e condivisione comunitaria al termine della giornata. A farci compagnia ogni giorno c'erano compagni di gran spessore: Don Milani, Maria Montessori, Don Mazzolari, Gianna Beretta Molla, Tiziano Terzani, l'eroico Don Minzoni ed altri. Con i loro scritti e le loro biografie, ci provocavano a prenderci a cuore un problema o un aspetto della vita, spesso trascurato nel tran-tran di tutti i giorni. I  loro scritti erano sempre accompagnati dalla foto del loro volto.

Già, il volto! Qui arriviamo al punto: il nostro pellegrinaggio aveva una mèta: il Volto Santo di Lucca! Questo anno 2010 ha visto l'esposizione in Torino della Santa Sindone e noi volevamo che il nostro cammino ci portasse a quell'antica statua di legno scuro, che richiama i tratti del Volto Sindonico. E' un crocefisso regale nella veste e coronato, il volto di  Gesù è sereno e pensoso, i suoi occhi sono aperti su di noi, che rimaniamo inginocchiati in silenzio, affascinati da quello sguardo ed il tempo non basta.

Ma il pellegrinaggio ha anche un nemico insidioso: la sua stessa bellezza, il suo incanto. Ci si sente tutti più buoni e più santi (e meno male che ci sono le bolle nei piedi, se no crederemmo di essere diventati angeli).

Il misticismo che profuma le antiche cattedrali, le letture, i canti, le testimonianze di donne e uomini autentici, rischiano di dare al pellegrinaggio le caratteristiche di un'isola temporale felice ed ideale, di uno spazio separato dalla vita quotidiana, alla quale però fatalmente torneremo e allora buona notte ai buoni propositi. Anzi, il ritorno alla cosiddetta concretezza di tutti i giorni spinge a relegare il pellegrinaggio nel passato, come una breve parentesi inapplicabile alla nostra vita e pertanto in definitiva fasulla.

Un nemico insidioso, un rischio. A Lucca splende il sole sul sagrato del Duomo di San Martino, mentre l'Arcivescovo ci benedice e ci invita, tornati alle nostre case, a proclamare con gioia le meraviglie di Dio.

E' quello che abbiamo tentato di fare con questo piccolo resoconto e speriamo di avervi contagiato. Arrivederci al prossimo anno!

Sergio Puleo
Luciano Pisoni