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Coronavirus e Adulti Scout

SPUNTI DI RIFLESSIONE PER L’ADULTO SCOUT

contributo di Anna Perale

“Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni” esclamò Frodo.

“Anch’io – annuì  Gandalf – come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato.”

Da J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli

Uno dei temi di lavoro del Programma Nazionale del Masci approvato a Sacrofano è  “Identità del Movimento e metodo scout per adulti”: attraverso un percorso triennale articolato e partecipativo, ci si è dati il compito di dare  conferma (o ridefinizione) dell’identità del Movimento, come organizzazione di educazione permanente degli adulti nella realtà attuale, attraverso il metodo scout adattato alla dimensione personale e comunitaria della persona adulta.

Tre diversi gruppi di lavoro si sono messi al lavoro per declinare il tema negli aspetti che interessano particolarmente questa stagione del Masci:

  • una pattuglia di esperti con il compito di impostare una riflessione sulla pedagogia scout rispetto alle esigenze, allo stile di apprendimento e di esperienza e ai compiti di vita dell’adulto;
  • un gruppo di lavoro del Consiglio Nazionale centrato soprattutto sulle Comunità Masci , come luoghi di educazione permanente caratterizzati dalla scelta scout;
  • un terzo gruppo con il compito di ridisegnare l’identità del Movimento, anche statutaria se necessario e opportuno, nel processo in corso di riforma del Terzo Settore.

Tutto era stato pensato e avviato … quando improvvisamente è scoppiata l’epidemia che ci ha chiusi nelle nostre case per due mesi, in una condizione di  isolamento sociale mai conosciuta prima. Ed anche ora che le porte di casa e dei luoghi di lavoro e di incontro hanno cominciato cautamente ad aprirsi , la regola della distanza continua ad essere sovrana.

Noi adulti scout abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, dentro al dramma collettivo, alcuni paradossi tutti nostri.

Essere scout ha sempre significato uscire. Uscire nella natura, per riscoprirsi creature, per riempire gli occhi e il cuore di bellezza, per cambiare o ripulire il nostro sguardo e il nostro stile di vita. Uscire nelle strade e nelle piazze dei nostri paesi e delle nostre città, per vivere una cittadinanza attiva e responsabile, fatta di partecipazione attiva. Per due mesi invece, ci siamo ritrovati a guardare il mondo, un mondo svuotato dalle presenze umane, dalla finestra, dal balcone di casa.

Essere scout ha sempre significato vivere concrete esperienze di una vita comunitaria fatta di incontri e riunioni, dove condividere  vicinanza, abbracci, amicizia, sostegno, dialogo, discernimento, festa, preghiera e vita di fede. In questi mesi amici, familiari, colleghi, sorelle  e fratelli scout sono stati una voce al telefono, le parole di una chat, le immagini di un video e di una foto. L’incontro ha cambiato nome, si chiama assembramento. L’abbraccio, la stretta di mano sono ancora  gesti proibito, pericolosi.

Essere scout ha sempre significato  servire, offrirsi preparati  dove c’è un bisogno, essere presenti dove c’è una chiamata. In questi mesi molti di noi adulti scout, per età anagrafica e per motivi di salute, sono diventati destinatari, piuttosto che attori, di servizi essenziali per la sopravvivenza e il sostegno. Molti di noi si sono trovati di fronte alla propria fragilità,  hanno avuto paura, hanno perduto amici, parenti, fratelli, che non hanno nemmeno potuto salutare e consegnare al Padre.

Possiamo leggere l’esperienza di questi mesi come una sospensione, temporanea ma prolungata,  dell’esperienza dello scautismo adulto che abbiamo sempre praticato. Possiamo riconoscere che senza vita all’aperto,  senza strada, comunità, servizio non c’è vero e pieno scautismo.

Se questa è la risposta che ci diamo , non ci resta che attendere tempi migliori e la nostra riflessione sull’identità del Movimento e sul metodo scout per gli adulti si svolgerà come se tutto quanto è avvenuto fosse qualcosa da dimenticare, da mettere tra partentesi appena possibile, per ricominciare “come prima”.

Se invece non fosse così? Se questi mesi  ci avessero fatto sperimentare qualcosa di nuovo, di diverso, di importante, di essenziale anche  sul nostro essere adulti scout, credenti,  comunità,  Movimento? Se questo tempo, se questa prova, che non abbiamo scelto, fossero la nostra frontiera, la nostra avventura?

Se sarà questa la nostra risposta, anche ciò che andremo a pensare e a  scrivere sull’identità del nostro Movimento e sul metodo scout degli adulti non sarà una rilettura formale, ma un vero e proprio esercizio di discernimento collettivo capace di sorprenderci e rinnovarci.

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